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Le valli di Tavernola: Vigolo e Parzanica
Da Tavernola a Vigolo la strada, piuttosto tortuosa e stretta, guadagna quota in un paesaggio agreste frammisto da siepi e boschetti di querce, carpino nero ed ornielli.
 
Ci accompagna una ininterrotta serie di terrazzamenti ricavati nei depositi glaciali della pendice. Sostenuti da muri a secco e da scarpate erbose i ripiani testimoniano l’operosità e la tenacia nel mettere a coltura – prevalentemente di vite – ogni pur esiguo lembo di terra coltivabile.
Da Vigolo si osserva ancor meglio che buona parte del paesaggio vallivo è segnato dalla presenza dei depositi glaciali insinuati dai ghiacci camuni che fluivano lungo il Sebino. A partire dal ritiro glaciale, circa 10 millenni orsono, l’erosione e le frane hanno intaccato depositi e cordoni morenici plasmando il paesaggio che è sotto ai nostri occhi. Dal paese si ammirano sul versante opposto della valle verdissime praterie castagneti e boschi che contrassegnano il paesaggio vegetale racchiuso tra le culminazioni del M. Pingiolo, più ad oriente, e Dosso di Brugo ad occidente attraverso la sella di Colle del Giogo. A Mondara, breve ripiano prativo posto ai piedi dei castagneti, la persistenza della lingua glaciale ha deposto un cordone morenico che, sbarrando il deflusso delle acque del piccolo impluvio, ha formato un laghetto, di cui rimane traccia ancora oggi nei sedimenti caratteristici.
 
Oltre Vigolo la strada si muove tra praterie per la maggior parte ancora falciate e concimate. La mole del Bronzone (1334 m) si impone sotto una angolatura ideale per cogliere l’evidente presenza di una piega anticlinale.
 
Lo smantellamento della parte più rilevata e fratturata della piega, costituita dalla Dolomia a conchodon, ha messo a giorno il nucleo di rocce più antico rappresentato dai calcari di Zu in corrispondenza della conca di Gombo (fenomeno dell’inversione del rilievo).
 
Il Bronzone, dalla cui vetta si gode un impagabile panorama, è raggiungibile attraverso un percorso che parte dal Ponte delle Tombe passando per Colle di Dedine ed il bosco Corna di Vago.
 
Quasi all’inizio dell’itinerario che porta a Colle Dedine, un profondo inghiottitoio carsico apertosi all’improvviso ricorda che in questa parte di territorio le acque sotterranee stanno agendo sui calcari giurassici con particolare vigore creando grotte e cavità molto sviluppate.
 
Sempre dalla cima del Bronzone dirigendo lo sguardo verso il Sebino si coglie il profilo glaciale della valle visitata, come abbiamo ricordato, dai ghiacci che si addentravano fino ai Ronchi della Bratta.
In questa località, comodamente raggiungibile, si ha modo di apprezzare uno splendido paesaggio rurale fatto di praterie e di sparse cascine, ma anche di boschi che sui versanti di Colle Cargadura sono costituiti da estesi rimboschimenti di abete rosso in sostituzione dell’originario bosco misto con frassino maggiore faggio acero di monte e sorbo. La massa scura di queste conifere richiama le peccete delle quote maggiori conferendo a questo paesaggio toni "quasi" alpini. Da alcuni squarci si intravedono le pendici non più pascolate che, abbandonate a se stesse, sono invase da ginepri, rose e rovi che preludono alla riconquista del bosco spontaneo.
 
La cessazione dello sfalcio e della concimazione instaurano nel terreno condizioni di aridità che favoriscono l’ingresso di specie steppiche tra le quali primeggia una graminacea caratteristica, il "forasacco". Più in alto, attorno ai crinali, si trovano i "prati in alpe", cioè praterie solamente pascolate o che sopportano al massimo un solo taglio, dominate dalla presenza della "gramigna bionda".
 
Anche la valle dei Foppi a Parzanica è ricca di valori ambientali e merita di essere visitata. Lungo il percorso stradale alto proveniente da Vigolo in corrispondenza delle cave c’è un belvedere sul paesaggio lacustre che spazia da Tavernola, posta ai nostri piedi, fino alla costa bresciana incorniciando al centro la splendida Monte Isola. Il lago in questo tratto raggiunge la sua massima profondità ( 258 m dei quali 73 m sotto il livello marino) ma il fondo roccioso scavato prima degli eventi glaciali è ancora più profondo.
 
Lungo il tratto di strada pianeggiante che contorna le pendici settentrionali del M.Saresano ci si trova di fronte al paese di Parzanica posto dall’altra parte della valle.
 
Il territorio di questo comune si presenta come un vasto anfiteatro aperto sul lago: conca verdissima percorsa dal torrente dei Foppi e dai suoi tributari che offre lo spettacolo di belle e curate praterie, dove emergono qua e là massi glaciali, e di castagneti da frutto che sfumano verso l’alto in boschi misti di castagno e di abete rosso.
In questa valle glaciale "sospesa" gli abbondanti depositi glaciali sono stati profondamente erosi delle acque che hanno imposto alla vallata una morfologia complessa che avrebbe potuto ospitare le "piramidi di terra", come a Cislano, sull’altra sponda del Sebino, che presenta analoghe condizioni geomorfologiche.
 
Le superfici erose sono ora mascherate da boschi umidi che hanno invaso impluvi, forre e scarpate. Tra il nucleo di Parzanica e la frazione di Acquaiolo si incontrano diffusi terrazzamenti, per la maggior parte oggi incolti, che contrassegnano anche qui una lunga cura dei luoghi e una tenace coltivazione del suolo. A piedi, passando per il suggestivo santuario de "la Santissima", od in auto (facendo molta attenzione) può salire sul M.Creò dalla cui vetta lo sguardo spazia sulla Valcamonica dalla quale provenivano le lingue glaciali che invadevano il lago.
 
Altro bel percorso è la mulattiera che da Portirone conduce a Parzanica, il tragitto si presenta senz’altro remunerativo perché consente di apprezzare il sapiente e regolare tracciato della mulattiera a fondo acciottolato dove è favorito, con traverse in pietra serena, l’incedere sicuro degli animali e degli uomini. Si coglierà qui il gradevole aspetto del paesaggio a terrazzi che si fa largo nella compagine del bosco termofilo ricco in primavera di multicolori fioriture spontanee.