


| Il Messaggio delle Rocce | |
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Il territorio della Comunità Montana si trova nella zona di cerniera tra la fertile pianura padana e le prime increspature di quella parte della catena alpina che i geologi chiamano Alpi Meridionali. I rilievi sono più modesti di quelli delle Alpi vere e proprie poste più a settentrione: l'elevazione maggiore è rappresentata dal M.Bronzone (1334 m) che con la sua posizione geografica e con la sua altitudine rappresenta un panoramico balcone sulla vasta pianura sottostante i cui confini appenninici si perdono nella foschia dell'orizzonte. |
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Formano l'ossatura di questi rilievi rocce sedimentarie calcaree prevalentemente stratificate depositate in ambiente marino tra la fine del periodo Triassico e la fine del Cretacico. Negli strati rocciosi e nei fossili in essi contenuti è documentato un cospicuo segmento di storia naturale del territorio della durata di circa 130 milioni di anni. Le origini delle rocce del territorio sono da cercare tra i fanghi di una minuscola area marina al margine della "zolla" africana. I fondali di questo mare, la Tetide, hanno accolto e conservato incredibili spessori di detriti che sarebbero diventati le rocce dei rilievi alpini e delle nostre montagne. |
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La selce, materia prima per gli utensili dell'uomo preistorico, è frequente in alcune rocce del nostro territorio e documenta il periodo nel quale la Tetide raggiungeva la sua massima profondità. Invece i coralli e gli altri organismi di scogliera presenti allo stato fossile nei calcari richiamano alcuni ambienti degli attuali mari tropicali dove tali organismi edificano scogliere coralline pullulanti di vita. Diverso è invece il messaggio trasmessoci dalle rocce marnose e detritiche, come la pietra serena di Sarnico o il conglomerato di Sirone presenti nei rilievi collinari posti al margine della pianura: queste rocce si sono formate in prossimità della costa, mentre rettili grandi e piccoli passeggiavano sulle regioni emerse, altri nuotavano nelle acque oppure volavano nella primitiva atmosfera. Gli strati rocciosi, dunque, sono realmente "pagine" sulle quali è scritta la storia naturale di un territorio. I rilievi del Sebino documentano una ininterrotta sequenza di vicende geologiche a partire dalla formazione del bacino marino della Tetide fino alla formazione dei primi rilievi alpini. Intaccati dall'erosione, questi hanno fornito i detriti coi quali si sono formate le più recenti rocce del territorio, disposte al margine della pianura. Osservando lungo le coste del lago le pareti rocciose si nota che frequentemente gli strati sono piegati. Come un manto arricciato, il settore sebino delle Alpi Meridionali si offre alla nostra osservazione con una serie di corrugamenti dove i pacchi di strati appaiono alternativamente piegati verso l'alto (pieghe anticlinali) e verso il basso (pieghe sinclinali). Talvolta le pieghe sono di modesta entità, come presso le pareti che incombono sulla strada litoranea tra Punta Tufo e Portirone, ma esistono anche pieghe colossali che per poterle osservare occorre recarsi sulla sponda opposta del lago. Si può così ammirare sul versante lacustre del M.Creò il profilo della piega anticlinale di Parzanica che riprende gli strati della ben più ampia piega sinclinale di Tavernola. L'accentuazione dagli sforzi tettonici hanno talvolta determinato il coricamento delle pieghe e la rottura del fianco maggiormente "stirato" provocando lo spostamento e l'accavallamento, lungo superfici quasi orizzontali, di giganteschi pacchi di strati. Questa è la dinamica dei "sovrascorrimenti" che sul territorio hanno nelle masse sovrascorse del M.Bronzone e dei Vasti di Predore gli esempi più eloquenti. La geografia attuale del territorio è l'esito locale dell'azione di forze immani capaci addirittura di avvicinare i continenti. La morsa che ha soffocato il mare di Tetide ha agito più intensamente nel Cenozoico a partire da 50 milioni di anni orsono facendo emergere il nostro territorio attraverso il sollevamento di enormi pile sedimentarie dai fondali marini. Da allora gli agenti modellatori esterni hanno agito incessantemente. |
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Un'impronta geomorfologica tuttora visibilissima è da attribuire agli eventi glaciali quaternari. Presente ancora diecimila anni orsono, l'ultima lingua glaciale camuna ha prodotto, come tutte quelle che l'hanno preceduta, l'abrasione delle rocce, il trasporto e il deposito di detriti grossolani e di massi erratici. I ghiacci hanno scavato il fondo della conca lacustre e "piallato" i fianchi rocciosi col risultato che le valli laterali sono rimaste "sospese" e ancora oggi costrette a raggiungere le acque al lago attraverso delle cascate, come è evidente a Portirone od a Predore. Nei luoghi dove il progressivo scioglimento glaciale metteva fine alla corsa del ghiacciaio si accumulava, disponendosi in cordoni morenici, del detrito glaciale. In alcuni casi queste collinette allungate sbarravano le valli dove ostacolando il flusso delle acqua, originavano effimeri laghetti soggetti ad essere in breve colmati da argille e poi da detriti alluvionali. Resti di questi antichi specchi d'acqua sono presenti nella conca di Celatica-Tolari, a Credaro e Gandosso, a Foresto Sparso e all'imbocco della valle di Adrara. In maniera discreta, ma efficace a giudicare dalla portata degli effetti, l'azione carsica si è sovrapposta all'azione glaciale. La natura prevalente carbonatica delle nostre montagne ha esposto le sue rocce all'aggressione chimica delle acque meteoriche. Doline, inghiottitoi e sprofondamenti sono l'espressione visibile e circoscritta di questi fenomeni che, pur manifestandosi in superficie, continuano anche in profondità con la creazione e l'ampliamento delle grotte presenti. In maniera diffusa e non meno interessante che nelle grotte l'acqua ha lavorato di cesello la superficie delle rocce sbizzarrendosi in un fantasioso campionario di scanalature, taglienti crestine rocciose, fori e tazzette. L'interesse per la geologia ci ricorda che la pietra non solo caratterizza il paesaggio ma ha segnato la storia e l'economia del nostro territorio. L'uso della pietra incide profondamente sui colori e sulle architetture dei centri urbani della Comunità conferendo loro un volto caratteristico ed una vivibilità che non ha paragoni a fronte dell'anonimato di alcuni quartieri moderni. |
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| Non è secondario ricordare che le arenarie delle storiche cave di Sarnico sono servite per costruire, già a partire dal '400, i portali e le gradinate dei più prestigiosi palazzi del territorio bergamasco, che le ruote da macina di Gandosso, le "molere", erano esportate in centri della pianura anche lontanissimi, che la pietra di Credaro è ancora oggi ampiamente utilizzata per muri a vista e che a Tavernola la produzione di cemento a non conosce soste. | |