


| Il Verde dei Boschi | |
|
I boschi rappresentano il "cuore verde" di questa terra. Risorsa rinnovabile ed irrinunciabile soddisfano adesso anche una nuova esigenza dell’uomo moderno quella del benessere fisico e spirituale. L’attuale manto boschivo è a mala pena paragonabile al rigoglio dei boschi ricordato da Leonardo da Vinci che descrisse il Sebino coperto da "densissime selve". La crescita demografica degli ultimi secoli ha comportato un forte disboscamento ed un esteso dissodamento dei suoli. La situazione forestale sta progressivamente migliorando perché l’allentata pressione sul bosco consente ai processi naturali di ricostituzione boschiva di avanzare anche attraverso fasi di apparente e prevedibile disordine. |
|
|
|
|
I boschi delle pendici che si affacciano sul lago o che sono disposti sui versanti meridionali dei rilievi sono i cosiddetti "boschi termofili". Questi sono composti da specie come la roverella il carpino nero e l’orniello che si accontentano di vivere su suoli piuttosto superficiali e rocciosi e che sanno tollerare periodi caldi e asciutti nel sottobosco si susseguono dalla primavera all’estate spettacolari fioriture di ellebori, erba trinità, pervinca, erba limone comune, peonia, orchidee, cornetta dondolina e aquilegie. Nelle valli più interne il clima si fa più fresco e nel consorzio boschivo entrano le specie dei "boschi mesofili" come il carpino bianco l’acero di monte il frassino maggiore la rovere il sorbo di monte. Nelle stazioni ancora più fresche ed in quota, compaiono e diventano numericamente significativi il faggio, il tiglio ed il sorbo degli uccellatori. Gli abitanti delle nostre vallate, probabilmente fin dall’epoca romana, hanno diffuso un albero largamente provvidenziale, il castagno. Maestosi e longevi, i grandi castagni perpetuano sulle pendici a bacìo un paesaggio di rara suggestione che si spinge fino ai margini degli abitati. Sui suoli acidi dei depositi glaciali il castagneto è di gran lunga prevalente sul territorio ma, oggettivamente, è anche il bosco più monotono e povero di specie. Nelle valli interne come nella Valle del Tombe in località La Bratta a Vigolo attraverso il rimboschimento sono state insediate delle conifere, soprattutto l’abete rosso, che conferiscono al nostro paesaggio forestale i toni della pecceta montana. Ma sono i principali corsi d’acqua del territorio ad esprimere il maggior rigoglio della vegetazione. I salici bianchi i pioppi gli ontani neri ed i platani traggono il massimo profitto dalla grande disponibilità idrica e dai nutrienti presenti nei terreni alluvionali. |
|
|
|
|
Le valli più interne e incise, come la Valle di Adrara, ospitano boschi umidi particolari detti "boschi di forra". In questi si ritrovano le specie come l’ontano, il frassino maggiore, l’acero di monte ed il tasso che rifuggono la calura estiva e la luce diretta del sole e che invece prediligono l’umidità sia del suolo che dell’aria. Nella penombra di questi ambienti, pervasi dal profumo dell’aglio orsino, il piede affonda nella lettiera ricca di humus ed il soffice tappeto di muschio contende lo spazio alle felci che qui hanno modo di sviluppare con particolare rigoglio le proprie fronde. |