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Villongo
 
 
 
Abitanti: 7.356
 
Superficie: 5,9 Kmq
 
Altitudine: 230 m.
 
Distanza da Bergamo: 25 Km
 
Municipio: Via Roma, 41
 
Centralino: 035/927222
 
Fax: 035/929521  
E-mail: info@comune.villongo.bg.it
 
Sito Web: www.comune.villongo.bg.it
 
 
 
Arte
Il comune di Villongo è un importante centro industriale, sviluppato in modo sorprendente negli ultimi anni. Rilevante è la presenza di edifici religiosi, alcuni dei quali di grande interesse per la struttura architettonica e per le opere che conservano.
 
Percorrendo la strada che conduce ad Adrara, si incontra la frazione Sant’Alessandro, nella quale si trovano preziose testimonianze del passato. Innanzi tutto Castel Merlo, complesso architettonico costituito da due diversi corpi di fabbrica: a sud l’edificio monumentale risistemato nel ‘700, a nord la costruzione un tempo adibita a residenza dei contadini che lavoravano nella tenuta. Degno di nota all’interno un soffitto affrescato, che reca nella parte centrale della volta, inserita entro una cornice ovale, la raffigurazione di una allegoria.
 
Da Castel Merlo guardando verso il cimitero si intravede la chiesa di Sant’Alessandro in Agros: risalente al periodo romanico (secoli XI-XII), la piccola chiesa è formata da un’unica navata scandita in tre campate, che termina a est con un abside semicircolare. Il tetto in legno è sostenuto da archi a sesto acuto che si impostano su grossi pilastri in muratura. A fianco della zona presbiteriale si eleva un campanile a pianta quadrata.
 
Tra il 1400 e i primi decenni del secolo successivo, l’interno della chiesa fu abbellito con affreschi, che furono riscoperti sotto l’intonaco nel 1978: a questa data è infatti riferibile un radicale intervento di restauro, eseguito per cercare di risollevare la chiesa dallo stato di abbandono in cui era caduta in seguito alla perdita del ruolo di parrocchiale. All’esterno è stata riportata alla luce la tessitura muraria, che nella zona absidale si arricchisce per la presenza di archetti pensili e lesene.
 
All’interno non passano certo inosservati gli antichi affreschi che rimandano ad un mondo fatto di devozione e religiosità. In particolare si segnalano: Madonna con Bambino (primo pilastro a destra); San Pietro martire (primo pilastro a sinistra); Annunciazione (arco sopra abside); Crocifissione con la Vergine e San Giovanni Evangelista (parete a destra dell’altare, datata 1482); Sant’Alessandro a cavallo (parete a sinistra dell’altare, datato 1482); San Pantaleone (parete a destra dell’altare).
Nel centro della frazione di Sant’Alessandro sorge la chiesa Parrocchiale della Santissima Trinità, un bell’edificio a pianta centrale progettato da Bernardo Fedrighini (1646-1733), architetto nativo di Predore specializzato in edilizia religiosa.
 
Costruita a partire dal 1692, anno cui è riferibile la posa della prima pietra, venne consacrata nel 1738 dal vescovo Redetti, che le assegnò il titolo di Chiesa della Santissima Trinità. La facciata in stile neoclassico e ordine corinzio, è impreziosita da elementi in arenaria e da bassorilievi in pietra berettina: venne costruita solo nella prima metà dell’800, a quasi un secolo di distanza dalla data di consacrazione. La parte più consistente della decorazione si concentra sulla vola, dove compaiono infatti gli straordinari affreschi del pittore Antonio Guadagnini (1817-1900), incorniciati dai preziosi stucchi di Cipriano Spinelli, al quale la fabbriceria si rivolse nel 1864. Eseguiti nello stesso periodo, gli affreschi e gli stucchi sono caratterizzati da una straordinaria unità stilistica.
 
Guadagnini eseguì in un primo tempo la medaglia nel catino absidale, che raffigura Cristo che appare a S. Margherita Alaque e il Battesimo di Gesù sopra il fonte battesimale. In seguito si dedicò al grande affresco della tazza, in cui realizzò una composizione affollata di Santi e personaggi sacri.
 
Nei quattro pennacchi dipinse invece le figure degli Evangelisti. Ancora allo stesso pittore, questa volta affiancato da un collaboratore altrettanto capace, sono attribuiti i piccoli monocromi dipinti a mo’ di fregio sopra e sotto il cornicione e nelle arcate che sovrastano i piloni.
 
La chiesa conserva anche altre opere di grande pregio artistico, come la Madonna con Bambino, scultura realizzata da Andrea Fantoni nel 1725; in legno policromo, essa fu danneggiata da un incendio nel 1917 e restaurata nello stesso anno. Santa Grata raccoglie la testa recisa di Sant’Alessandro, dipinto settecentesco ad olio su tela del pittore veronese Paolo Zimengoli. La Santissima Trinità, la Vergine del Rosario e i Santi Domenico e Alessandro, pala centrale dell’abside, opera del 1724, attribuita al pittore veneziano Bartolomeo Litterini.
 
Nella frazione di San Filastro spicca la chiesa Parrocchiale, edificata nella seconda metà del XVIII secolo e consacrata con una cerimonia solenne il 5 maggio 1776. È una costruzione semplice, con la facciata movimentata da pochi elementi in pietra arenaria. L’interno è costituito da una navata unica con tre altari su ogni lato, che si collega al presbiterio a pianta rettangolare. La decorazione è distribuita in modo armonioso ed equilibrato. Nel soffitto della navata, gli stucchi che incorniciano le tre medaglie sono opera di Luigi Seminati e Giovanni Rigamonti, che li eseguirono nel 1854; gli affreschi del Merigliani sono invece più tardi, databili al 1919. Lo stesso anno Luigi Locatelli e il figlio Romualdo furono chiamati a realizzare le vele sopra le sei finestre e le medaglie sopra il cornicione, che si uniscono alle quadrature con il festone di fiori che decora l’arco del presbiterio. Sugli altari laterali sono collocati interessanti dipinti che raffigurano santi e martiri della Chiesa: ricordiamo in particolare la tela con i Santi Bovio, Teresa, Orsola, Lucia e Apollonia, inserita in una cornice di stucco appositamente studiata. L’opera dall’iconografia rara, è attribuibile ad un artista lombardo attivo nella prima metà del 1600. La pala con l’Educazione della Vergine, inserita in una cornice di marmo pregiato, è opera del pittore Giacomo Trécourt (1812-1882) che la eseguì nel 1839. Alla prima maniera di Bartolomeo Litterini è riferibile il Martirio di Santa Caterina (1705), mentre a Giuseppe Carsana è assegnata una Sacra Famiglia datata 1856. Più problematica la tela della Madonna del Rosario e Santi, che per la straordinaria qualità pittorica è assegnata dalla critica ad un membro della scuola del Piazzetta.
 
Altre opere sono poste sulle pareti del presbiterio: a fianco dell’altare maggiore stanno 15 piccole tele con i Misteri del Rosario di Francesco Cappella, mentre l’Immacolata Concezione sulla destra è opera di Bartolomeo Litterini.
 
Nei pressi dell’abside della parrocchiale sorge la piccola cappella di San Rocco. A pianta quadrata e volta a crociera con costoloni dipinti, l’edicola si apre all’esterno attraverso due arcate che occupano quasi interamente i lati a ovest e a nord; una bella colonna con capitello sostiene le due aperture.
 
L’altare con mensa in pietra arenaria è addossato alla parete di fondo, che un tempo era ornata dagli affreschi del noto pittore bresciano Girolamo Romanino (1484-1560). Staccati nel 1967 a cura della Soprintendenza alle Gallerie di Milano, essi sono attualmente esposti negli ambienti di Palazzo Bondurri, un elegante edificio risalente ai primi dell’800, che si erge in posizione prospiciente al sagrato della chiesa parrocchiale. A testimoniare la collocazione originaria degli affreschi, restano le sinopie, i disegni preparatori eseguiti prima della stesura dell’intonaco: sono preziose testimonianze del modo di operare del pittore e perciò meritano di essere tutelate.
 
Oggi gli affreschi si presentano alquanto sbiaditi, alterati dagli agenti atmosferici e dall’umidità; nonostante la perdita del vigore cromatico che li caratterizzava in origine, essi conservano ancora quella solennità e quella calma silente che l’artista aveva derivato dalla pittura veneta di Giorgione e Tiziano. La forza espressiva con la quale sono realizzate le opere di Villongo, non raggiunge ancora gli esiti grotteschi ed espressionistici che saranno tipici della pittura più tarda di Romanino: il ciclo è infatti databile al 1525 circa, periodo durante il quale l’artista è ancora legato alla tradizione.
 
Le opere erano disposte sulle pareti secondo uno schema preciso: al centro è stata collocata la Madonna con Bambino e angeli tra i Santi Sebastiano (a destra) e Rocco (a sinistra); a destra San Girolamo e a sinistra l’Elemosina di San Rocco e San Filastro.
 
La quattrocentesca chiesa di San Giacomo sorge in posizione periferica nel territorio della parrocchia di Villongo San Filastro.
 
È una costruzione antica, a pianta rettangolare e copertura in legno a due spioventi. La facciata principale è posta verso ovest ed è caratterizzata dalla presenza di diverse aperture: nella parte inferiore un portale con cornice arenaria è affiancato da finestrelle strombate, mentre nella parte superiore un rosone in cotto realizzato in tempi recenti per dar luce all’interno. L’interno a una navata termina nel presbiterio coperto da una volta a botte.
 
Della decorazione che anticamente ornava le pareti si conservano solo due saggi: a destra una Crocifissione datata 1641 e a sinistra la figura di un Santo, forse San Giacomo. Sopra l’altare in marmo è stata ricavata una nicchia che ospita la statua di San Giacomo Apostolo.
 
 
Storia
Il Comune di Villongo, costituitosi giuridicamente nel 1927 dalla fusione dei due centri di Villongo S. Filastro e Villongo S. Alessandro, è oggi un importante centro industriale della Valle Calepio, sviluppatosi sorprendentemente negli ultimi decenni.
 
Nell’ottocento vennero rinvenute alcune tombe romane, tra le quali spiccano quelle ritrovate in quel di Vicolongo presso il podere dei conti Sottocasa, con monete, lucerne, gioielli e vetri, a dimostrazione dell’antichità del sito.
 
L’abitato, sparso sull’intero territorio comunale, presenta ancora importanti presenze architettoniche civili, quali il bel palazzo secentesco dei Conti Passi, oggi di proprietà della Curia di Bergamo, a fianco del Comune, ed alcune tracce di fortificazioni medievali.austero, sembra contraddire un interno ricco e pregevole, dove la consistente presenza di opere fantoniane la qualifica tra le più apprezzabili chiese della valle Calepio. Dello scultore Andrea Fantoni sono il pulpito, splendido capolavoro barocco d’intaglio; due confessionali, la tribuna dell’altare maggiore con belle sculture in marmo, tre paliotti d’altare in marmo con intarsi e medaglie; l’ancona del Rosario, la cassa dell’organo, oltre agli stalli del coro e al banco dei parati.
Rilevante anche la presenza di edifici religiosi, alcuni dei quali per la loro struttura architettonica o per le opere contenute, rappresentano un’interessante attrattiva culturale.
 
In frazione S. Alessandro, sulla strada che conduce ad Adrara ed ai colli di S. Fermo, poco dopo Castel Merlo, un’antica costruzione rurale che ancora oggi denota nelle strutture perimetrali e nello stesso toponimo un utilizzo difensivo, si intravede tra gli alberi la piccola chiesetta dedicata a S. Alessandro, già parrocchiale nel XIV secolo.
 
La struttura architettonica dell’edificio presenta profondi rimaneggiamenti; è tuttavia ancora visibile l’abside di una primitiva chiesa romanica, dal quale sono facilmente rilevabili le originarie dimensioni dell’edificio.
 
Significativi all’interno gli affreschi quattrocenteschi, tra i quali merita particolare menzione una "Annunciazione" di raffinata esecuzione pittorica; per la visita rivolgersi al custode nella cascina accanto.
 
Nel centro della frazione di S. Alessandro sorge la Parrocchiale della SS. Trinità, edificata agli inizi del XVIII secolo su progetto dell’Arch. Fedreghini di Predore. La facciata neoclassica fu realizzata nel 1826. Pregevole all’interno la grande pala d’altare di Bartolomeo Litterini raffigurante la "SS. Trinità con Madonna e Santi", restaurata nel 1972 a cura dell’Amministrazione Provinciale. Da segnalare inoltre alcuni monocromati di Bernardo Luca Sanz ed una statua della Madonna scolpita da Andrea Fantoni nel 1719.
 
Nella frazione di S. Filastro fa spicco la grande Parrocchiale edificata agli inizi del settecento su un precedente edificio religioso.
L’interno conserva pregevoli dipinti del XVI-XVII e XVIII sec., tra i quali la pala d’altare di G. Ferrabosco (1639) raffigurante "S. Filastro in mezzo al suo popolo", un "Martirio di S. Caterina", opera di Bartolomeo Litterini (1705), una "Madonna del Rosario" attribuita al Cignaroli (1710) ed i "Misteri" di Francesco Capella (1784). Pregevoli, per disegno architettonico e preziosità di marmi impiegati gli altari, tra i quali si distingue per particolare bellezza quello maggiore.
 
I tre stupendi affreschi opera del Romanino che un tempo ornavano le pareti della cappella di S.Rocco, poi strappati e collocati nell’attiguo battistero, dopo attento restauro conservativo hanno ora trovato definitiva esposizione in un apposito locale nell’ex palazzo Bondurri, accanto alla chiesa Parrocchiale.
 
Sempre nella frazione di S. Filastro si segnala la chiesetta di S. Giacomo, ritenuta di origini quattrocentesche, ma poi recentemente retrodatata a seguito dell’interessante scoperta, durante restauri conservativi, di parte del tessuto murario della facciata e della parete nord, appartenuto ad un più antico edificio, databile al secolo XII.
 
Internamente la chiesetta è decorata con piacevoli affreschi del XV secolo.