Arte
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Viadanica è un antico insediamento agricolo posto alla sinistra del torrente Guerna, in posizione quasi nascosta ed isolata nella valle di Adrara. L’abitato è privo di un centro vero e proprio, in quanto si articola su un vasto territorio con piccole frazioni. In contrada Pirrone, gli abitanti sono molto affezionati alla chiesa di Sant’Alberto di Sicilia, la cui devozione venne introdotta dal 1630.
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In contrada Capra, la principale, sorge la chiesa Parrocchiale dedicata ai Santi Antonio Abate e Giovanni Battista, su un’area che già nel XVI secolo ospitava un edificio religioso. Vi si trovava infatti l’antica chiesa, che serviva gli abitanti delle frazioni più distanti da Canzanica. Il titolo di San Giovanni Battista si aggiunse a quello originario nel 1540, quando la chiesa fu riedificata per rispondere alle esigenze di una comunità in crescita. Ulteriori lavori di ampliamento furono avviati nel 1675 sotto la guida di Giacomo e Gian Battista Mazza, che diedero alla struttura le forme attuali.
La semplice facciata (completata nel 1910) è scandita in tre ordini sovrapposti da cornicioni rilevati ed è percorsa verticalmente da lesene in muratura con capitelli. Essa è caratterizzata dalla presenza di un portale con contorno in pietra, un’apertura finestrata e due nicchie con timpano triangolare, che ospitano le statue dei Santi. Negli ultimi anni il pregio artistico della chiesa è stato accresciuto dalle grandi porte in bronzo collocate all’ingresso principale.
La decorazione degli ambienti interni venne realizzata gradualmente a partire dal 1750, anno cui risalgono gli affreschi nella volta. Nel 1773 Gian Battista Cucchi realizzò gli elementi in stucco, rinnovati nel 1909 da Emilio Bettinelli, che li mise in risalto con una discreta doratura. Anche gli altari che si sviluppano lungo le pareti laterali sono più tardi, databili al 1773 (altare del Rosario), al 1837 (altare del Crocifisso), al 1933 (altare del Sacro Cuore). L’altare del Rosario è sicuramente il più pregevole, per la presenza di tele ovali con i Misteri, ma soprattutto per le statue di San Domenico e Santa Caterina, che furono scolpite da Luigi Andrea Fantoni nel 1787. Nel 1884 Elia Fornoni disegnò l’altare maggiore che fu realizzato nel 1904 da Ernesto Paleni.
L’interno è impreziosito da molte opere pittoriche, fra le quali spicca la pala della Presentazione di Gesù al tempio, firmata da Jacopo Negretti detto Palma il Giovane (1548-1628). Databile al nono decennio del XVI secolo, la tela presenta chiari riferimenti alla pittura di Tintoretto e Veronese, ma anche straordinari elementi di novità, quali il carattere teatrale della composizione, la monumentalità dell’architettura sullo sfondo, la vivacità delle pennellate.
Molto interessanti sono anche le tre tele del coro, realizzate da un ignoto autore del XVIII secolo: poste entro preziose cornici in stucco, esse raffigurano la Gloria di Maria con i Santi Patroni (in posizione centrale), San Giovanni Battista condotto dinanzi ad Erode e la Decollazione del Battista. Osservando con attenzione la zona inferiore della tela centrale, si noterà che il pittore vi ha inserito una riproduzione della nuova chiesa, edificata sulla riva di un torrente.
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Il Transito di San Giuseppe e San Girolamo Emiliani ai piedi di Maria, sono opere del corrente secolo di Pietro Servalli (1912), così come la Sacra Famiglia e il San Francesco di Matteo Pedrali (1945). La torre campanaria fu elevata sulle rovine di una precedente (1562) a partire dal 1660 e rifinita solo nel 1887.
Dalla parrocchiale si sale per una ripida salita e una strada a tornanti fino alle caratteristiche frazioni di Giogo, Due Torri e Lerano.
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Scendendo lungo l’unica via che attraversa il paese, si raggiunge la vecchia strada che conduce alle contrade Riva e Rasetti e più avanti al complesso industriale sorto in anni recenti al posto dei campi.
A questo punto sulla destra si può imboccare un’erta salita che porta a Sant’Alessandro in Canzanica, posto su un vasto ripiano alluvionale sopra il torrente Guerna, proprio di fronte al paese di Adrara San Martino. Il nucleo storico è formato dalla chiesa con annesso cimitero e dall’antica canonica, strutture che per il loro pregio storico artistico dal 1967 hanno avuto la qualifica di monumento nazionale.
Dedicata a Sant’Alessandro Martire, la chiesa ha svolto la funzione di parrocchiale fino agli inizi del ‘500, servendo tutti gli abitanti della parte orientale della valle di Adrara. L’edificio attuale è il risultato di varie integrazioni e modifiche, ma l’agile campanile e l’abside ben conservato rivelano le sue origini romaniche. Più ampia di quella originaria, la chiesa è formata da una navata unica con copertura a capanna in legno e coppi; essa termina ad oriente in un abside in pietra a pianta semicircolare.
L’interno conserva poche ma preziose testimonianze degli affreschi che un tempo lo ornavano interamente: nel catino absidale un Cristo Pantocratore dai caratteri trecenteschi, con attorno ciò che resta dei simboli dei quattro Evangelisti. La parte inferiore dell’abside lascia scorgere altri frammenti molto deteriorati, residui di figure di Santi o di Angeli. Interessanti anche il Santo Vescovo e la Madonna in trono con Bambino lungo la parete: i colori sono ancora vivi, ma l’insieme è danneggiato dalle lesioni praticate a colpi di martello per far aderire l’intonaco.
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Nella parete che ospita questi affreschi venne ricavata una cappella con decorazioni in stucco che contrastano con la semplicità di questo ambiente, che emana una spiritualità intensa e profonda.
Il piccolo cimitero annesso ad oriente alla chiesa ha accolto i defunti della parrocchia di Viadanica sino al 1938, ma oggi giace silente e abbandonato, protetto da un muro di cinta con coronamento e dalla fitta vegetazione.
Anche l’edificio che sorge sul lato a monte della chiesa ha un certo interesse strutturale: caratterizzato da volte al piano terreno e soffitti lignei al piano rialzato, vi si accede attraverso un portale bugnato con arco a tutto sesto.
La tessitura muraria reca ancora tracce di finestre con il motivo medievale del timpano formato da un’unica pietra triangolare.
Sulla sua nascita non esiste nessuna documentazione storica certa, dato che i documenti tacciono, lasciando la fondazione del complesso avvolta dal fitto alone del mistero.
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Storia
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Viadanica è un antichissimo centro agricolo posto alla sinistra del torrente Guerna, in posizione quasi nascosta ed isolata nella bella e verdeggiante valletta di Adrara. L’abitato, privo di un centro, si articola invece su un vasto territorio collinare con piccolissime frazioni, ognuna delle quali conserva antichi edifici rustici e resti di strutture di età medievale.
In contrada Capra, la principale, vi sono strette viuzze in pendenza che si snodano brevemente, quasi nascoste ed inaccessibili attraverso portali e passaggi porticati con sbocco sulla strada.
Qui sorge la secentesca Parrocchiale dedicata ai Santi Antonio Abate e Giovanni Battista, al cui interno sono conservate una grande pala firmata da Palma il Giovane raffigurante la "Presentazione di Gesù al tempio" (secondo altare di destra) e due interessanti statue lignee di Andrea Fantoni databili al 1787. Appartenuti ad un preesistente edificio religioso alcuni grandi frammenti d’affresco di epoca cinquecentesca (oggi collocati nella adiacente canonica) i quali richiamano la maniera del pittore bresciano Romanino.
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Dalla parrocchiale si sale ancora per una rapida salita e quindi per una strada a tornanti fino alle pittoresche frazioni di Giogo, due Torri (caratteristico nucleo con forti impronte medievali) e Lerano.
Questo è il punto ideale per trascorrere una giornata in piena armonia con la natura, in una cornice paesaggistica e naturalistica ancora incontaminata. Lerano è un ottimo punto di partenza per intraprendere piacevoli passeggiate ed escursioni: si può raggiungere la vetta del Monte Bronzone (1334 m), oppure la famosa sorgente di "Scanecòl" o, proseguendo verso destra, per una strada sterrata, arrivare al colle Cambline (ottima ed estesissima da qui la visuale sul lago e sulle torbiere di Iseo) nelle cui vicinanze si trova la piccola grotta del "Bus del Coren", abitata già in epoca preistorica.
Ritornati verso la chiesa Parrocchiale si imbocca la vecchia strada per Adrara (a destra poco prima del cimitero), fino a raggiungere in prossimità del ponticello sul torrente Guerna un breve sterrato sulla destra che conduce alla chiesetta romanica di S. Alessandro in Canzanica, tra i luoghi di culto più antichi di tutta la valle, risalente al IX sec..
Alla primitiva costruzione sono riconducibili alcuni residui tessuti murari posti in prossimità di quella che un tempo doveva essere l’annessa canonica; di età romanica sono invece l’abside, il bel campanile e parte della chiesetta; ampliamenti in periodi successivi hanno modificato l’assetto complessivo dell’intera struttura, senza tuttavia privarla di quella armonia e piacevolezza che ancora oggi ne contraddistingue l’insieme.
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All’interno conserva alcuni pregevoli affreschi di epoca tre-quattrocentesca; discretamente conservati un "Cristo Pantocrato" all’interno dell’abside, una figura di "Santo Vescovo" lungo la parete ed una "Madonna" sull’unico altare laterale.
Taluni storici suppongono che la chiesa sarebbe stata costruita in epoca longobarda dal medesimo Gasindo che avrebbe dato il toponimo alla località Gazenda, che si trova nel versante opposto della valle.
Sulla data di costruzione non si hanno però notizie certe, nel 1967 e ancora successivamente alcuni restauri evidenziarono maggiormente le strutture romaniche dell’edificio, che ottenne il riconoscimento di "monumento nazionale".
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