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Tavernola
 
 
 
Abitanti: 2.189
 
Superficie: 12,3 Kmq
 
Altitudine: 191 m
 
Distanza da Bergamo: 38 Km
 
Municipio: Via Roma, 44
 
Centralino: 035/931004
 
Fax: 035/932611
 
E-mail: protocollo@comune.tavernola-bergamasca.bg.it
 
Sito Web: //
 
 
 
Arte
Oltrepassata la galleria che attraversa la punta del Corno, si incontra l’antico agglomerato rurale di Gallinarga, piccola appendice del comune di Tavernola, in cui sorge la chiesa dedicata a San Giorgio Martire. Documentata dall’XI secolo, la sua datazione è confermata dall’iscrizione che compare sulla parete esterna del piccolo portale. All’esterno essa si presenta come una comune abitazione rurale, incorporata con i fabbricati circostanti; è tuttavia riconoscibile per la presenza della croce in facciata e della piccola campana protetta da un arco.
 
All’interno si configura come un ambiente unico, lungo 6 metri e largo 3, scandito a metà da un arco e abbellito da affreschi raffiguranti San Girolamo penitente e una Pietà. La cappella venne fatta chiudere da San Carlo Borromeo e oggi è di proprietà privata.
 
Proseguendo sulla strada a bordo lago, dopo circa 1 chilometro si giunge a Tavernola, piccolo centro industriale del basso Sebino; il paese ha una storia molto antica, anche se le più consistenti testimonianze storiche che vi si conservano risalgono al medioevo.
Ai margini dell’abitato, verso Predore, si trova la villa Fenaroli, costruita alla fine del secolo scorso in luogo di una struttura cinquecentesca.
 
La settecentesca Parrocchiale intitolata a Santa Maria Maddalena sorge nel cuore del paese sul luogo di un preesistente edificio religioso, a sua volta edificato sulle rovine del castello medievale. Iniziata nel 1749 e realizzata sotto la guida dell’architetto G.B. Galli, suo progettista, la chiesa era terminata già nel 1761, ma per la consacrazione si dovette attendere l’anno 1875.
La chiesa, in stile barocco, ha la forma di una croce latina irregolare, con una sola navata. La cupola è a pianta poligonale, con finestre ogivali e vetrate inserite in uno snello tiburio. In facciata sono dislocate tre porte, di cui una in posizione centrale e due laterali. L’interno è sobrio ed elegante, con quattro altari laterali che conducono progressivamente alla zona absidale dove è posto l’altare maggiore arricchito da marmi policromi e completato da un coro ligneo, opera dell’intarsiatore e scultore lombardo Giovanni Sanz, che lo realizzò nel 1705 per la chiesa preesistente. Fra gli altari disposti lungo la navata spicca quello dedicato alla Vergine del Rosario, opera di Andrea e Donato Fantoni. Nell’altare lo stile barocco si coniuga felicemente con elementi tardo settecenteschi; la mensa è munita di ancona a quattro colonne con timpano triangolare e fastigio ad arco ribassato, inoltre è arricchita da statue e marmi policromi.
 
Nella nicchia è ospitata una bella statua della Vergine, mentre le statue dei Santi Domenico e Rosa da Lima stanno ai lati dell’altare insieme a quindici tele ovali di scuola veneta del Settecento: esse raffigurano i Misteri del Rosario. Tutto l’interno della chiesa è abbellito da tele del XVI e XVII secolo e da affreschi. Al centro della controfacciata troviamo la Risurrezione di Lazzaro, opera di Angelo Orelli, che realizzò anche la pala absidale con Santa Maria Maddalena che riceve la Comunione da San Girolamo. Di gran pregio anche la tela con l’Orazione nell’orto del Getsemani di Antonio Guadagnini. Una pala del tardo ‘500 raffigura Sant’Antonio da Padova. Completa l’edificio un organo di scuola lombarda, forse opera dei Serassi, collocato nella cella organaria che si affaccia sul presbiterio.
 
Accanto al cimitero, poco sopra il centro abitato, troviamo la Pieve di San Pietro, antica parrocchiale di Tavernola, Vigolo e Parzanica. Databile al XIII secolo, l’originario edificio romanico fu ampliato e modificato nei secoli seguenti: nel 1400 si aggiunse la navata centrale con presbiterio, mentre nel 1700 si crearono due cappelle laterali in stile barocco. All’esterno la chiesa presenta una semplice muratura con conci di pietra a vista e copertura a capanna; un alto campanile a pianta quadrata, traforato da piccole bifore e decorato da archetti, si eleva al suo fianco.
All’interno le pareti della chiesa conservano tracce di affreschi databili al ‘400 e al ‘500: un Cristo Benedicente, una Madonna in trono con Bambino (datata 1497), una Pietà ed altre figure che ricoprono interamente la parete di fondo. Ma su tutte queste opere spicca l’intervento pittorico del grande maestro bresciano Girolamo Romanino (1484-1560): la Madonna in trono con Bambino fra Santi e donatori che occupa interamente la parete settentrionale del presbiterio. Nella controfacciata sopra la cantoria, Romanino lasciò anche l’enigmatico frammento con Tre teste.
Romanino venne a Tavernola agli inizi del secondo decennio del 1500, chiamato da un ignoto committente a realizzare questo affresco a carattere votivo.
 
Egli colloca al centro della scena il trono della Vergine, elevato su quattro gradoni e posto davanti ad una tenda di colore verde; sullo sfondo si apre un ambiente quadrato scandito da pilastri marmorei architravati. Maria siede sul trono in posizione ieratica, affiancata da San Giorgio e San Maurizio, riconoscibili il primo per l’armatura e il piccolo drago, il secondo per la spada e la palma del martirio; è un’identificazione che lascia dubbiosi perché San Giorgio, che normalmente è dipinto come un giovane cavaliere, è qui un vecchio barbuto, mentre gli attributi di San Maurizio sono un po’ troppo generici e comuni a molti altri Santi. Entrambe le figure rimandano all’ambiente militare al quale probabilmente apparteneva il committente.
Ai piedi del trono stanno inginocchiati due gruppi di devoti, presentati al cospetto della Vergine dai Santi Pietro (a sinistra) e Paolo (a destra).
 
Un’apertura, ricavata in epoca più tarda proprio in questa parete, ha causato la perdita della parte inferiore dell’affresco in cui comparivano un bimbo e un cagnolino di cui oggi restano solo le teste. Da quest’opera traspare la capacità dell’artista di indagare l’animo e il cuore degli uomini, per poi trasferire sulle pareti sentimenti e emozioni vere e partecipate.
Anche le tre teste schizzate rapidamente sulla controfacciata sono molto interessanti: non si sa comunque se i tre volti siano ciò che resta di una composizione più ampia, oppure un’annotazione del pittore, colto magari da una nuova idea.
 
Imboccata la salita che si inerpica sul fianco della collina sopra Tavernola e conduce a Vigolo, dopo circa 1 chilometro, si incontra la frazione di Cambianica; qui, inserita tra antiche abitazioni, sorge la chiesa di San Michele, o meglio di San Michelone, come viene affettuosamente chiamata dai residenti. È probabilmente la chiesa più piccola e più antica del paese: la sua forma originale ha infatti indotto gli studiosi a rintracciarvi influssi carolingi-ottoniani, che porterebbero la sua datazione all’XI secolo.
 
Monumento nazionale di grande valore, si distingue dalla norma per la facciata priva di ingresso, l’abside elicoidale a pietre squadrate con archetti pensili, mensole e modanature di appoggio della copertura. Anche la ricchezza della decorazione di questa piccola aula non ha paragoni: infatti, gli affreschi, recentemente restaurati, completano le sue pareti sia internamente che esternamente. Sono tutti particolarmente interessanti per l’arcaicità e in alcuni casi l’inusualità dei temi proposti e dei modi di rappresentazione. Sulla parete esterna si affiancano San Giorgio con il drago e la principessa, simbolo per i primi cristiani della vittoria sul paganesimo, San Michele Arcangelo con grandi ali rosse, colto mentre pesa le anime dei defunti, San Cristoforo con il Bambino, il santo dalla statura gigantesca che porta sulla spalla Gesù Bambino.
 
All’interno gli affreschi databili al XIV-XV secolo, sorprendono per la freschezza dei colori. Nel catino absidale, al centro della mandorla iridata, è rappresentata la Maiestas Domini; sul libro aperto che il Cristo tiene sulle ginocchia è riportata la data 1364. Ai lati gli Evangelisti Luca e Marco sono rappresentati con corpo umano e con il capo dei rispettivi animali simbolo, il toro e il leone. Sulla parete absidale, posti al centro tra due monofore, la scena della Crocifissione, una Madonna in trono e Santa Lucia colta nel momento in cui si porta lo stilo agli occhi. Gli affreschi presenti sulle pareti laterali sono in parte datati 1486: la Maddalena, con lunghi capelli biondi che le ricoprono il corpo, Santa Elena con la croce, Sant’Antonio Abate, San Bartolomeo, Maria Bambina con San Gioacchino e Sant’Anna.
 
Imboccando la strada a sinistra dopo la frazione di Cambianica, si giunge al Santuario di Cortinica, edificato nel 1630 per lo scongiurato contagio pestilenziale. L’edificio religioso fu ampliato nel 1836, tanto da divenire una vera e propria chiesa a più navate; altre ristrutturazioni furono eseguite nel 1922 e nel 1937.
 
 
Storia
L’abitato di Tavernola, a ridosso della strada che costeggia il lago, conserva resti di antiche fortificazioni, come la trecentesca Torre cosiddetta dei Fenaroli, sopraelevata a campanile nel 1954, che sorge adiacente ad una delle antiche porte di ingresso al paese; interessanti alcune abitazioni civili che si incontrano lungo le strette viuzze che si snodano all’interno del nucleo storico, il quale conserva in parte l’assetto urbanistico medievale. Nel 1906 una improvvisa e devastante frana fece rovinare a lago numerosi edifici posti sulla riva in posizione adiacente alla torre, tra cui il bellissimo palazzo Grasselli con la sontuosa loggia opera del Donegani.
La settecentesca Parrocchiale dedicata a Maria Maddalena, nel centro storico, fu edificata a riforma di un precedente edificio religioso a sua volta eretto sulle rovine di un castello medievale. La chiesa conserva numerose tele del XVI e XVII secolo. Da segnalare inoltre il coro ligneo settecentesco intagliato da Giovanni Sanz, l’altare del Rosario attribuito ad Andrea Fantoni ed alcuni pregevoli arredi sacri.
 
Accanto al cimitero, poco sopra il centro abitato si segnala l’antica Parrocchiale di S. Pietro, con campanile cupsidato a bifore, edificata quasi a picco sul lago nel XIII secolo. La chiesa fu ampliata nel secolo XV; settecentesche invece le cappelle laterali. All’interno si segnalano gli stupendi affreschi del presbiterio tra i quali una "Madonna in trono con bambino tra i Santi Giorgio e Maurizio", dipinto dal Romanino nel 1515. Di raffinata bellezza sono poi gli affreschi ai lati dell’altare maggiore, con i "Santi Pietro e Paolo" (XV sec.) e quello sulla parete di fondo (1497) raffigurante una "Maestà tra i Santi Pietro e Paolo"; sulla controfacciata, infine, alcuni frammenti opera ancora del Romanino.
 
Dal centro abitato, imboccata la strada in salita che porta a Vigolo, dopo circa 1 Km si incontra la frazione di Cambianica; qui, all’angolo di due vie, inserita tra alcune antiche abitazioni sorge l’ex chiesa di S.Michele. Della primitiva costruzione ne rimane parte della struttura e l’abside semicircolare, vivace esempio di quell’architettura romanica testimoniata in molti edifici religiosi presenti in quasi tutti i Comuni del basso lago e della Valle Calepio; l’interno del piccolo edificio è in larga parte affrescato con interessanti raffigurazioni religiose e di Santi di epoca tre-quattrocentesca, che ne fanno una testimonianza storica ed artistica di prim’ordine.
Da Cambianica, attraverso il "ponte del diavolo" (strada a sinistra dopo l’abitato) si giunge al Santuario di Cortinica, edificato dagli abitanti nel 1630 al termine del contagio pestilenziale.
 
L’edificio religioso fu ampliato nel 1836, tanto da divenire una vera e propria chiesa a tre navate; successivi interventi di ristrutturazione furono apportati nel 1922 e nel 1937. Poco distante dal Santuario si segnala la piccola frazione di Bianica e la Chiesetta di S. Bernardo, dove recenti restauri hanno portato alla luce alcuni piacevoli affreschi quattrocenteschi. Percorrendo le vie di Tavernola e i panoramici sentieri che la circondano, è facile imbattersi in graziose edicole e santelle che propongono, spesso con ingenuità, motivi e temi di riflessione religiosa.
 
Raffigurazioni simili si trovano anche sulle pareti esterne dei cascinali che sorgono isolati fra le colline; il soggetto più rappresentato è Sant’Antonio Abate, per il suo legame con il mondo agricolo e contadino, ma non mancano proposte inusuali come San Giovanni Nepomuceno, il Santo dei ponti scelto per l’edicola al ponte sul Rino.