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Sarnico
 
 
 
Abitanti: 6.228
 
Superficie: 6,4 Kmq
 
Altitudine: 197 m.
 
Distanza da Bergamo: 27 Km
 
Municipio: Via Roma, 54
 
Centralino: 035/924111
 
Fax: 035/910577
 
E-mail: protocollo@comune.sarnico.bg.it
 
Sito Web: www.comune.sarnico.bg.it
 
 
 
Arte
Importante centro commerciale e turistico, Sarnico è adagiato sulla sponda destra del lago di Iseo in prossimità dell’emissario. I suoi dintorni, caratterizzati da suggestivi angoli incontaminati e preziose testimonianze artistiche, fanno di questo paese un ideale punto di riferimento per il turista.
 
Il centro storico conserva la caratteristica conformazione medievale a semicerchio, dettata dall’originaria disposizione della mura difensive. Percorrendo la Contrada, arteria principale del centro, si possono ancora individuare alcune testimonianze del borgo antico.
 
Ad esempio la chiesa di San Paolo, edificata nel 1428 sul luogo dove un tempo sorgeva la fortezza dei Marenzi.
 
Costruita direttamente sui ruderi del castello, come dimostrano due feritoie poste a lato dell’altare, riscoperte in occasione di alcuni lavori di restauro eseguiti nel 1969, nel corso dei secoli la chiesa è stata oggetto di molti interventi di risistemazione.
 
Oggi la chiesa si presenta come un’aula unica rettangolare scandita in tre campate. Le sue pareti conservano ancora qualche traccia degli affreschi che in origine le ricoprivano interamente: sulla parete laterale a destra dell’entrata appaiono in tutta la loro maestà i Santi Pietro e Paolo e al loro fianco una Madonna con Bambino. Dietro l’unico altare è raffigurata una Deposizione e Santi, mentre alquanto frammentarie risultano le figure di due Sante, forse Santa Lucia e Santa Caterina d’Alessandria.
Nella piazza antistante la chiesa sorge la Torre dell’Orologio, sopraelevata nel 1850 sulla base di una torre perimetrale del castello.
 
A monte del centro storico sorge la settecentesca Parrocchiale intitolata a S. Martino di Tours, edificata su un’area che sin dall’epoca medievale era stata scelta per ospitare il luogo di culto più importante del paese. Per prima vi fu costruita una chiesa pievana, che in data imprecisata venne demolita e sostituita da una struttura più ampia con abside a oriente. Ultimo anello di questa evoluzione è l’edificio attuale, progettato in scala monumentale dall’arch. Luca Luchini e innalzato dal 1727, anno di posa della prima pietra.
 
Biglietto da visita della chiesa è la facciata (1777) che si apre maestosa sul sagrato alberato. Essa è scandita in tre ordini sovrapposti da cornicioni rilevati, mentre verticalmente è percorsa da lesene con capitelli corinzi. Dall’intersezione di lesene e cornicioni sono generati sette riquadri, ciascuno dei quali ospita un elemento di decoro. Partendo dall’ordine inferiore troviamo il movimentato portale in pietra di Sarnico, che è sormontato da tre Statue raffiguranti in forma allegorica la Fede, la Speranza e la Carità. Sui due lati si affiancano le nicchie con le statue dei Santi Pietro e Paolo. Nell’ordine mediano si incontrano un’ampia finestra e due nicchie con le statue dei Santi Martino e Carlo. Nel terzo ordine la statua dell’Assunta, che con le precedenti è attribuita a Giovanni Sanz. La facciata si conclude con un timpano spezzato ad andamento curvilineo. Le grandi porte in bronzo sono opere recenti dello scultore Alberto Meli.
 
L’interno è concepito come un’aula unica a pianta rettangolare, composta da una navata in tre campate, dal presbiterio e dall’abside. La chiesa è stata oggetto di un vasto intervento pittorico, avviato da Francesco Monti (1683-1768) nel 1742 e concluso da Luigi Morgari (1857-1935) nei primi anni del ‘900. Al Monti sono riferibili gli affreschi della cupola sopra la campata centrale: nei quattro pennacchi stanno gli Evangelisti, figure vere e vigorose contrassegnate dai simboli tradizionali. Nelle vele entro medaglioni ovali sono raffigurate le allegorie delle Virtù Cardinali: sono figure femminili che campeggiano contro un cielo dai colori straordinari. Infine a concludere il ciclo la Santissima Trinità, proposta alla sommità della cupola con scorci e prospettive di grande modernità.
 
Morgari ha continuato l’opera di decorazione della volta lasciando moltissimi affreschi, tra i quali ricordiamo l’Assunzione di Maria (volta della terza campata) e la morte di San Giuseppe (volta della prima campata). Sempre a questo artista sono riferibili il Redentore nel catino absidale, una teoria di Santi lungo tutta la navata e i due dipinti sulla controfacciata: la Predicazione di San Martino e la Morte del Santo Vescovo.
 
Molto interessanti sono le opere che ornano le cappelle laterali e il presbiterio, come la statua della Madonna con Bambino in legno dorato e policromato, attribuita ad Andrea Fantoni. È conservata sull’altare del Rosario (secondo a sinistra) entro un’edicola architettonica affiancata dalle statue dei Santi Domenico e Caterina. Queste opere settecentesche sono attribuite a A.Calegari. Sulle pareti attorno all’altare sono poste quindici piccole tele con cornice sagomata che presentano i Misteri del Rosario, attribuiti a F. Capella.
 
Assai problematica è invece la tela con Madonna e Santi, che per la sua iconografia è considerata opera della bottega di G. Paolo Cavagna: a conferma di tale attribuzione di paternità è un disegno preparatorio firmato, riscoperto recentemente.
 
Il presbiterio è rialzato di cinque gradini rispetto alla navata ed ospita l’altare maggiore realizzato in marmi policromi nel 1707 per la vecchia chiesa e successivamente adattato agli ambienti della nuova parrocchiale. Molto interessante è l’altorilievo al paliotto che raffigura l’incontro di San Martino Vescovo con Valentiniano I. È opera certa di Andrea Fantoni, il grande artista originario di Rovetta. Al centro del catino absidale è collocata la tela con San Martino e l’imperatore Valentiniano, opera tarda di Francesco Capella (1711-1784) detto il Daggiù. L’opera può essere apprezzata in tutto il suo splendore grazie ad un intervento di restauro operato nel 1981. Al suo fianco stanno due episodi della Vita di San Martino, databili al XVII secolo.
 
La chiesa è dotata di organo, un raro Calido di Venezia del 1793.
 
Il campanile è sostanzialmente ancora quello della chiesa precedente: realizzato interamente in pietra, esso fu sopraelevato nel 1869.
 
Accanto alla parrocchiale si trova la chiesa di San Rocco, che agli inizi del XVIII secolo sostituì una cappella fatta erigere dai fedeli (1630 circa) per avere protezione dalla peste. La chiesa doveva servire anche come luogo di sepoltura: si voleva infatti eliminare l’abitudine di seppellire i defunti sul sagrato della parrocchiale. Questa situazione perdurò sino al 1809, quando fu edificato l’attuale cimitero alla periferia del centro abitato. La chiesa continuò comunque ad essere utilizzata per le celebrazioni liturgiche e nel 1887 si cominciò addirittura a valutare la possibilità di ingrandirla. I lavori cominciarono nel 1923 e portarono alla creazione di due nuove campate verso la facciata e all’abbattimento di un tratto della parete destra per far posto alla grotta della Madonna di Lourdes. La facciata venne sistemata con il portico retto da colonne in arenaria e protetto da elementi in ferro battuto. Altri cambiamenti furono operati nel 1974, con la retrocessione della parete di fondo e la collocazione di una tela sopra l’altare, che raffigura una Madonna con Bambino e i Santi Caterina da Siena e Domenico di Gusman.
 
Ad ovest dell’abitato, seguendo una piccola strada in salita che costeggia l’emissario del lago, si incontra la cappella votiva dei Morti della Peste (1633) che sorge in prossimità di Fosio. Un tempo le sue pareti erano ricoperte di affreschi con i Santi Rocco e Sebastiano, scene dolorose, immagini di scheletri, frasi ammonitrici. Questa cappella è espressione viva della profonda religiosità che ha sempre animato gli abitanti dei nostri paesi e che ha trovato esplicitazione nella costruzione di edicole e santelle.
 
Sulla strada che conduce a Bergamo, a nord dell’abitato, è ben visibile la Rocchetta, il bel palazzo sito sopra un poggio rialzato posto nel punto in cui il bosco di Castel Merlo e la vallata del fiume Guerna si congiungono alla frazione di Castione e alla contrada di Rudello. Di origini molto antiche, la Rocchetta nacque in epoca medievale con funzioni di vedetta e di difesa; divenuta in seguito residenza di nobili famiglie, appartenne nel 1400 ai Medolago, nel 1600 ai Leone e successivamente ai conti Suardi.
 
È un edificio articolato su tre piani e caratterizzato da una pianta a L. L’accesso avviene attraverso un portale con cornice a bugne e un breve porticato che immette nel cuore del palazzetto; la sua configurazione attuale è il frutto di ampi interventi di trasformazione databili ai secoli XVII-XVIII.
 
Nella contrada della Rocchetta, annessa giuridicamente al comune di Sarnico solo nel 1929, sorge anche l’antica chiesa dei Santi Nazario e Rocco. Di origini medievali, essa è stata più volte rimaneggiata nel corso dei secoli successivi: nella seconda metà del ‘500 furono rifatti il tetto e il pavimento, nel 1627 (data incisa sull’architrave) venne sistemato il semplice portale di facciata con stipiti in pietra, nel ‘700 venne aggiunta la sacrestia dietro il presbiterio. Altre opere di riparazione interne ed esterne furono compiute nei secoli XIX e XX senza che modificassero la fisionomia dell’edificio, che si presenta ancora oggi come un’aula rettangolare scandita in tre campate da archi ribassati che poggiano su lesene rettangolari in muratura con semplici capitelli.
La struttura è impreziosita da affreschi di varie epoche riscoperti grazie ad un intervento di restauro posto in opera nel 1972. Ad eccezione di un gruppo alto medievale di pregevole fattura, i restanti interventi pittorici risalgono ai secoli XV e XVI e presentano in gran parte un carattere artigianale.
 
Databili poco dopo il Mille sono gli affreschi conservati sulla contro facciata e sulla prima campata a destra dell’ingresso principale: queste opere sono giunte sino a noi in uno stato piuttosto frammentario che rende difficile l’interpretazione dei soggetti, ma sulla parete laterale è chiaramente leggibile un episodio di martirio (Decapitazione). Per quanto riguarda gli affreschi più tardi si segnalano un Sant’Antonio Abate (parte sinistra della contro facciata), una Madonna in trono e Santo e altri due Santi (parete laterale destra della seconda campata), mentre all’esterno una Madonna con Bambino datata sulla cornice 1510, una Madonna dai colori molto alterati ed infine i Santi Rocco e Sebastiano, dipinti entro nicchie che terminano a conchiglia.
 
Ritornando sulla strada statale che conduce a Predore, si incontrano le due Ville Faccanoni, considerate tra i maggiori esempi di architettura liberty in Lombardia. Esse furono progettate dall’architetto milanese Giuseppe Sommaruga (1867-1917), amico della famiglia Faccanoni che gli commissionò anche Villa Passeri, l’Asilo Infantile e il Mausoleo. La Villa Passeri, sita al numero 1 di Viale Orgnieri, sorge nei pressi del parco pubblico, in una zona che all’inizio del secolo era denominata Piè degli Orti. In origine una piccola filanda, nel 1907 venne trasformata in abitazione per volere del proprietario Pietro Faccanoni.
 
Sommaruga sistemò l’edificio senza stravolgere la sua struttura, ma dedicandosi soprattutto alla parte di decorazione e di arredo degli ambienti interni ed esterni.
 
La villa si rivela subito al passante in tutto il suo splendore: immediata è la percezione della facciata fronte lago che presenta alcune consuete sigle dello stile dell’architetto, come la fascia passante che lega le finestre ed i motivi a nastro intrecciati a quelli di gusto floreale. La cancellata, le ringhiere, le grate per porte e finestre in ferro battuto sono opera di Alessandro Mazzucotelli, artista - artigiano al quale Sommaruga era solito affidarsi per la realizzazione dei suoi progetti. I soggetti scelti per questi elementi di ornamento e di difesa si basano sullo studio del nastro piatto e degli elementi floreali. Molto caratteristico è infine il balconcino centrale chiuso da una vetrata che crea una piccola zona verandata.
 
La Villa Giuseppe Faccanoni (1907) è posta sulla riva del lago in Via Veneto ed è circondata da un vasto parco che la protegge da occhi indiscreti.
 
Superata l’originale cancellata in ferro battuto realizzata da A. Mazzucotelli, sulla sinistra si trovano la portineria e una casetta che un tempo serviva come rimessa per le carrozze. Subito si apre il rigoglioso parco solcato da sentieri che consentono di raggiungere la villa e di ammirarla da diversi punti di vista.
È un edificio a due piani con mansarde, bovindi e terrazzo torre, posto longitudinalmente rispetto al lago, con l’ingresso principale all’angolo smussato. Si erge sopra un basamento in pietra il cui effetto di solidità è prontamente contraddetto dall’aprirsi di scalinate, finestre e balconi.
 
Il tetto si compone di falde poste su livelli diversi e interrotte da belvedere e da grossi camini. Elementi di grande fantasia sono il balconcino circolare d’angolo e i "rostri" che dall’alto si protendono verso il lago. Importante nella decorazione l’uso di materiali tipici del luogo (pietra di Sarnico e di Credaro) coniugati con il cemento, il cotto, la ceramica, gli stucchi. All’interno gli spazi sono disposti in maniera animata attorno al vano delle scale e sono collegati senza corridoi di disimpegno. Il Mausoleo è un grandioso e monumentale sepolcro fatto costruire dalla famiglia Faccanoni nel 1907 entro il recinto cimiteriale del comune di Sarnico.
 
Edificato a ridosso della collina, è stato costruito utilizzando solo materiali di provenienza locale: sarizzo della Val Seriana per lo zoccolo; ceppo di Brembate per il corpo dell’opera; pietra di Sarnico per le gradinate; ferro battuto e bronzo per il cancello di accesso alla cripta.
 
Il Mausoleo era stato progettato per divenire sfondo scenografico dell’intero cimitero, grazie alla combinazione di effetti teatrali (scalinate e struttura piramidale) e materiali dalla diversa resa luministica.
 
Assenti o quasi i richiami simbolici alla religione cristiana, che normalmente erano inseriti in questo genere di costruzioni: la croce si confonde in un tripudio di putti e solo sul cancello di ingresso alla cripta essa colpisce lo sguardo del visitatore. Situato nei pressi della chiesa parrocchiale, l’Asilo infantile Antonio Faccanoni è immerso in un parco silenzioso e sorge alla fine di un bel viale alberato. La sua destinazione d’uso non è mai mutata nel corso degli anni, mentre la struttura originaria ha subìto profonde alterazioni. L’interno è stato completamente trasformato e poco resta ormai dell’architettura costruita tra il 1910 e il 1912.
 
Nel 1965 è stato modificato anche l’ingresso principale, con la sostituzione della cancellata liberty. Oggi solo la facciata resta a testimoniare il progetto di Giuseppe Sommaruga, riproponendo alcuni elementi caratteristici del suo operato: la scelta di materiali di colore diverso da quello del rivestimento per sottolineare le aperture; la fascia floreale che corre sotto la gronda e lega le piccole finestre del secondo piano; la breve scalinata di accesso, che introduce ad un livello diverso da quello del viale.
Sulla strada rivierasca che collega Sarnico a Predore sorge la grande Villa Surre (1912): fatta costruire da Luigi Faccanoni agli inizi del nostro secolo, deriva il suo nome dalla località in cui è sita.
 
Collegata al lago da una passatoia metallica sopraelevata, la villa è circondata da un parco rigoglioso e suggestivo, con grotte artificiali e ingresso a esedra. La mole rettangolare dell’edificio è interamente rivestita di pietra bianca; la facciata rivolta verso il lago è impreziosita da grandi altorilievi in cemento di E. Bazzaro e termina con una fascia in cotto decorato posta sotto la gronda a guscio.
 
Posizionato al centro della facciata, l’ingresso principale è costituito da una pensilina balconata con ampie scalinate laterali. La parte esterna della villa è in buone condizioni, ad eccezione delle decorazioni in cotto che appaiono purtroppo corrose e alterate dall’inquinamento atmosferico.
 
La villa si configura come un insieme di rara eleganza, in cui elementi di ispirazione medievale si coniugano romanticamente ad altri di matrice rinascimentale e manierista: la torre a loggia, il rivestimento in pietra bianca combinato con le architravi delle finestre in pietra grigia, le decorazioni sottogronda in cotto, le grotte artificiali, l’ingresso posteriore sottolineato da piccoli obelischi.
 
Gli elementi in ferro battuto sono opera di A. Mazzucotelli e in essi si nota uno stretto legame con i motivi decorativi degli altorilievi in cemento: ciò a sottolineare la concezione unitaria degli interventi decorativi, concepiti dagli artisti del Liberty.
 
Altro monumento tutelato dal Ministero per i Beni Culturali è la Cappella Gentilizia Pesenti, piccola chiesa a pianta centrale edificata da Luigi Angelini tra il 1939 e 1940 su un ampio spazio verde prospettante il lago al confine con la villa Faccanoni. All'interno è conservata la statua della Madonna "Stella Maris" opera giovanile in legno di Giacomo Manzù.
 
Nel 2002 è stata inaugurato il Museo civico d'arte e del territorio. Posto nel Palazzo Gervasoni (XV secolo) in via S. Paolo, è frutto della donazione del collezionista don Gianni Bellini di circa 150 opere (per la maggior parte dipinti del XVI-XVII secolo, tra cui Palma il Giovane, Antonio Cifrondi, Carlo Ceresa, Nicola Regnier), oltre a mobili d'epoca, statue marmoree e lignee.
 
 
Storia
Importante centro commerciale e turistico, Sarnico è adagiato sulla riva bergamasca del lago d’Iseo, dove questo comincia a restringersi per ridiventare fiume Oglio. L’abitato, protetto a monte dalle colline, si protende dolcemente a lago, felicemente esposto e con un clima mitigato dalla protezione del rilievo collinare e dalla brezza lacustre.
 
Il centro storico presenta ancora in parte una caratteristica urbanistica medievale, con una conformazione a semicerchio che richiama la disposizione dell’antica cinta muraria ora non più visibile.
 
Il nucleo originario era circondato da fossa e da mura, con tre porte che comunicavano con il castello, situato nel punto più elevato del centro storico; nel 1428 vi fu edificato l’oratorio di S. Paolo.
L’attuale Via Lantieri, detta "Contrada", arteria principale del centro, saliva verso il nucleo più antico dell’abitato e ancora oggi conserva l’originario andamento curvo.
 
Percorrendo questa via, in una variopinta cornice di negozi, si possono ancora notare alcune testimonianze architettoniche dell’antico borgo: portali, strette viuzze, passaggi sotto arcate, antiche case dalle massicce mura.
 
E’ consigliabile, per cogliere l’atmosfera più autentica di Sarnico, seguire la "Contrada", non mancando però di inoltrarsi in alcune di quelle piccole vie laterali che spesso riservano gli angoli più caratteristici e suggestivi.
 
In una di queste viuzze in salita, Via S. Paolo, seguendo l’indicazione si giunge alla quattrocentesca chiesa di S. Paolo.
 
L’interno conserva ancora alcuni affreschi del XV secolo; pregevole quello dietro l’altare con la raffigurazione della "Madonna Addolorata e Santi". Accanto, sulla sinistra, una feritoia appartenuta alle antiche e poderose mura del castello medievale.
 
Nel 1492 alla chiesa furono apportate le prime modifiche; nel 1623 e nel 1724 ulteriori rifacimenti ne modellarono lo stile e le decorazioni secondo il gusto barocco del tempo.
 
Nell’abside furono ricavati due reliquiari, la cui messa in opera sacrificò parte dell’affresco che ricopriva l’intera parete. Un recente intervento di ripristino ha evidenziato le strutture originarie dell’edificio, ora sicuramente contraddistinto da una maggiore unità spaziale.
 
Nella piccola e racchiusa piazzetta antistante la chiesa sorge la Torre dell’orologio, sopraelevata nel 1850 sulla base ancora visibile di una torre perimetrale del castello.
 
Altre importanti testimonianze di strutture edilizie medievali sono visibili nelle torri e nelle murature degli edifici di via Scaletta (caratteristica questa stretta viuzza che scende a lago) e di vicolo Aie. Qui, in uno degli angoli più pittoreschi e meglio conservati di tutto il centro storico sorge un palazzetto a loggiati, antica sede municipale fino al XVIII secolo.
 
A breve distanza si incontrano i resti di una Torre medievale (sec. XII) dalle mura possenti, appartenuta all’antica cinta muraria e ad una delle porte d’ingresso all’abitato .
 
A monte del centro storico sorge la settecentesca Parrocchiale dedicata a S. Martino di Tours, terminata nel 1732 su progetto dell’Arch. L. Luchini ed edificata a riforma di un preesistente edificio religioso.
 
La maestosa facciata, eseguita nel 1777, è solennemente impostata su due piani ed arricchita da una serie di statue in pietra, alcune delle quali attribuite a G. Sanz. Le grandi porte in bronzo sono opera dello scultore contemporaneo Alberto Meli.
 
La decorazione dell’interno è ricca e sontuosa, con stucchi, dipinti e dorature secondo il gusto degli inizi del Novecento.
 
Conserva opere di notevoli esponenti artistici delle diverse epoche, tra cui i Fantoni di Rovetta, il Capella, il Monti.
 
Accanto alla parrocchiale sorge la chiesa di S. Rocco, edificata nel 1705 ad ampliamento di una cappella votiva del 1630.
Ad ovest dell’abitato, seguendo per qualche centinaio di metri una piccola strada in salita che costeggia l’emissario del lago, con un suggestivo scorcio sul centro storico di Sarnico, si giunge, dopo aver oltrepassato la cappelletta dei morti della peste del 1630, alla pittoresca frazione di Frosio, dove anticamente vi erano importanti impianti per la fusione del ferro. Ora accanto alla diga costruita nel 1933, vi è un gruppo di vecchie case ed un mulino secentesco.
Questa piccola frazione era assai rinomata e frequentata durante la dominazione veneta per gli importanti scambi commerciali con la pianura, consentiti grazie al canale navigabile della Fusia, che dal lago portava ai mercati della pianura bresciana.
 
Sulla strada che conduce a Bergamo, a nord dell’abitato, si incontra la frazione di Castione, antico centro appartenuto fino al 1927 al territorio di Villongo.
 
Nell’abitato, in fronte alla strada provinciale, è ben visibile la secentesca villa oggi di proprietà Cancelli, un interessante edificio cinquecentesco a tre piani che presenta in facciata un porticato a doppio arco sorretto da colonne.
 
Nella vicina chiesetta dedicata ai santi Nazario e Rocco sono conservati pregevoli affreschi quattrocenteschi, tra i quali si distingue per raffinata bellezza quello con un "Santo Vescovo".
 
Di inestimabile valore storico-artistico sono invece gli affreschi del secolo XI, rinvenuti nel 1973 sulla controfacciata e sulla parete laterale durante alcuni lavori di restauro dell’edificio.
 
Esternamente è dipinto un piccolo quanto piacevole affresco raffigurante una "Madonna con Bambino"; in alto, entro la cornice arancione vi è la data di esecuzione: 1510.
 
La struttura architettonica della chiesa è riferibile all’XI secolo, pur evidenziando ampliamenti avvenuti nel sei-settecento, quando l’edificio venne pesantemente ritoccato nei suoi caratteri architettonici medievali e modellato sullo stile barocco del tempo.
 
Oltre la chiesina, sopra il torrente Guerna, sorge la Rocchetta, bel palazzo settecentesco a forma di "L" edificato sui ruderi di una antica fortificazione medievale, oggi sede di una nota azienda vinicola.
 
Poco sopra, sul colle dov’è una croce in ferro, vi sono i ruderi della "Rocha dé Zucchellis", antica torre costruita nel XIII secolo ed utilizzata quale scolta di avvistamento. Piacevole l’escursione alla rocca, raggiungibile attraverso un rapido sentiero; ottima la panoramica sull’abitato di Sarnico e sulla valle Calepio.
 
Ritornando sulla strada statale che conduce a Predore si incontrano le due Ville Faccanoni, considerate tra i maggiori esempi di architettura liberty in Lombardia.
 
Le ville furono costruite tra il 1906 ed il 1912 da Giuseppe Sommaruga che, sempre a Sarnico e nello stesso periodo realizzò altre opere di minori dimensioni, come il rifacimento della casa ora Passeri (1906) sulla piazza principale del paese, L’Asilo infantile (1912) adiacente alla chiesa parrocchiale ed il Mausoleo della famiglia Faccanoni (1907) presso il cimitero.
 
Nel complesso si tratta di una serie di edifici omogenea ed interessante.
 
Nella prima villa Faccanoni (via Vitt. Veneto) realizzata nel 1907 in riva al lago, da considerarsi un vero capolavoro dell’architettura Liberty, non esistono le tradizionali facciate, ma piuttosto punti di vista privilegiati che, sommandosi, invitano l’osservatore ad uno sguardo circolare.
Gli incastri di superfici piane e curve, il susseguirsi delle sporgenze e delle rientranze, sono legati ad una serie di fasce orizzontali che si rincorrono lungo tutto il perimetro della costruzione.
 
La prima è costituita dall’alto basamento in pietra, il cui effetto di solidità è contraddetto dall’aprirsi delle scalinate, di finestre e balconi.
 
Il tetto infine non è una semplice copertura, ma introduce un ulteriore elemento di variazione, interrotto com’è dalle falde poste a livelli diversi, dai belvedere e dai grandi camini.
 
Accanto all’ingresso vi è la portineria ed una casetta che un tempo serviva come rimessa per le carrozze. Stupende le cancellate esterne.
 
La Villa Surre, in Via Predore poco dopo i cantieri Riva, denota, con la sua mole imponente e rettangolare, un certo irrigidimento; interamente rivestita in pietra, la facciata presenta il tradizionale allineamento regolare delle finestre, ed anche il grande balcone appare come un "pronao" piuttosto convenzionale.
 
Il prospetto sembra avere come unico scopo quello di contenere i grandi altorilievi del Bazzarro, che con la loro sontuosità rappresentano gli elementi di spicco dell’insieme.
 
Sommaruga progettò anche gli interni delle ville: risaltano le grandi scale collocate in posizione centrale, illuminate da ampi finestroni ed impreziosite da fasce di bassorilievi floreali e da ringhiere in ferro di raffinata fattura.
 
La stessa cura artigianale è riservata ai mobili ed ai lampadari conservatisi oggi in modo esemplare solo nella Villa Passeri.