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Foresto Sparso
 
 
 
Abitanti: 3.053
 
Superficie: 7,7 Kmq
 
Altitudine: 346 m.
 
Distanza da Bergamo: 29 Km
 
Municipio: via Roma, 7
 
Centralino: 035/930028
 
Fax: 035/930666
 
E-mail: segreteria@comune.forestosparso.bg.it
 
Sito Web: www.comune.forestosparso.bg.it
 
 
 
Arte
Distribuito in una bella conca un tempo caratterizzata da vasti frutteti, Foresto è oggi un centro moderno, rinomato per la floricoltura. Vi si giunge da Credaro e da Adrara (Collepiano), attraverso una strada che porta direttamente nel piazzale della chiesa Parrocchiale di San Marco, che sorge nel cuore del paese, circondata da un vasto spazio che venne sistemato a sagrato tra il 1834 e il 1859. Edificata in stile barocco sul finire del XVII secolo, fu consacrata nel 1692 con solenni celebrazioni e intitolata a San Marco Evangelista. È una struttura a navata unica, con presbiterio, coro e copertura a volta; all’esterno si presenta sobria ed austera, con la facciata a terminazione triangolare sormontata dalla statua del Santo Patrono. Il portale principale ha un contorno in arenaria e si conclude con un timpano spezzato.
 
Lungo i lati dell’edificio si sviluppano due porticati costruiti nella seconda metà del XIX secolo per offrire riparo ai fedeli. Questi porticati sono ritmati da archi a tutto sesto che si impostano su colonne in pietra con alto basamento; sul lato sinistro si contano quattro arcate, mentre su quello destro cinque.
 
Questa differenza è dovuta alla presenza della torre campanaria che si eleva a ridosso della chiesa: la sua posizione lascia supporre che essa sia sorta insieme alla chiesa, per essere poi sopraelevata nel 1731, quando si realizzò la terminazione in pietra che parte dalla cella campanaria. Fra le colonne di sostegno, due si distinguono per la presenza di incisioni: una reca la data 1615, che lascia supporre la sua appartenenza ad una struttura precedente, l’altra è impreziosita da uno stemma e dalla scritta IBIS. Alcune lapidi sono inglobate sulla parete di fondo verso il campanile, mentre sulle volte si conservano resti di affreschi: un medaglione con il Padre Eterno e un San Cristoforo settecentesco riscoperto sotto l’intonaco nel 1976.
 
Entrando nella chiesa si resta piacevolmente sorpresi per la ricchezza e il pregio degli elementi decorativi: affreschi, marmi, stucchi, legni intarsiati, opere di grandi artisti fra i quali è possibile annoverare Andrea Fantoni e la sua bottega. La volta è impreziosita da quattro medaglie dipinte nel 1793 da Gioacchino Manzoni, nelle quali compaiono episodi della vita di San Marco e precisamente la Predicazione di San Marco, San Marco strappato dall’altare, San Marco rifiuta di sacrificare agli idoli e San Marco confortato dalla visione del Signore. Sulla cupola a tazza che copre il presbiterio è raffigurata la Santissima Trinità, mentre nei pennacchi stanno le figure degli Evangelisti.
 
Fra i dipinti di maggior pregio artistico, distribuiti lungo le pareti della navata, ricordiamo una tela con i Santi Luigi, Apollonia e Lucia (XVII-XVIII secolo), l’Immacolata eretta in gloria alla presenza dei Santi Francesco d’Assisi e Antonio da Padova (1657) e la Madonna del Rosario del pittore Agostino Litterini (1642-1738), firmata e datata 1675.
Tutte le opere fantoniane sono di ottima fattura e ben conservate; i confessionali in legno pregiato, ornati da intagli di cartocci, da testine d’angelo e frutta, sono datati 1703 ed attribuiti ad Andrea Fantoni. Nella cappella dell’Immacolata si trovano un altare marmoreo del 1684 e una preziosa ancona lignea, formata da colonne tortili che reggono un cornicione e da un’edicola centrale: l’insieme è opera di Grazioso Fantoni il Vecchio ed è databile al 1680.
 
Segue il pulpito, di immenso valore, appoggiato alla colonna fra la seconda e la terza cappella. Eseguito nella bottega di Andrea Fantoni nel 1690, presenta una ricca iconografia in cui motivi simbolici e personaggi sacri coesistono armoniosamente.
Ultimo di questa sequenza è l’altare della Cena in marmo bianco, impreziosito da una medaglia in alto rilievo al paliotto. Dello stesso materiale è l’ancona con colonne, timpano e due grandi angeli. Altare e ancona sono opera di Andrea Fantoni.
 
L’arco trionfale segna il passaggio al presbiterio con l’altare della Madonna del Rosario: i gradini, il paliotto e la mensa sono in marmo, mentre l’ancona è in legno intagliato e dorato. Essa è affiancata da due statue policrome a grandezza naturale, che rappresentano Sant’Anna e San Gioacchino. Tutta l’ancona è opera di Andrea Fantoni. Alle pareti sono appese due tele ad olio di Bartolomeo Litterini: a sinistra San Marco (1707) e a destra il Martirio del Santo (1707). Lungo la parete semicircolare del coro stanno tre dipinti entro cornici di stucco; al centro San Marco in Gloria, ai lati due storie relative al trasporto a Venezia del corpo di San Marco. Databili al XVIII secolo sono opera di ignoto artista. Gli stalli in noce intagliati con dossali a specchiature lisce furono eseguiti da Andrea Fantoni nel 1721.
 
Sopra la porta laterale sinistra è collocato l’organo, fabbricato nel 1712 dal bresciano Bolognino.
 
Qualche anno dopo la costruzione della parrocchiale, gli abitanti delle contrade che più distavano dal centro del paese manifestarono il desiderio di edificare un luogo di culto e di preghiera fra le loro case. Ottenuto il consenso delle autorità competenti, fu avviata la creazione della piccola chiesa che venne intitolata a San Michele Arcangelo: furono gli stessi cittadini di Foresto a sovvenzionare i lavori con lasciti e donazioni. Punto di riferimento per i fedeli, la struttura cadde poi in rovina, per risorgere all’antico splendore solo in tempi recenti, quando fu restaurata e riparata con cura.
 
Principale fra le chiese sussidiarie, essa è preceduta da un piccolo sagrato sul quale si apre la vivace facciata: sopra un alto zoccolo in arenaria poggiano le lesene che individuano tre scomparti verticali e si concludono nel timpano sottolineato da una cornice.
 
La navata unica è scandita in tre campate e collegata al presbiterio a pianta semiesagonale. Nella navata le lesene reggono il cornicione sopra il quale si imposta la volta a botte, decorata con affreschi che rappresentano l’Annunciazione, l’Immacolata e l’Arcangelo Raffaele (1980). Alle pareti sono appese interessanti testimonianze pittoriche databili al XVIII e XIX secolo: si ricordano in particolare il San Michele con cornice sagomata, Sant’Anna e San Mauro.
 
Sul lato sinistro dell’edificio è stato ricavato un ambiente che rende più ampia la chiesa e ne aumenta la capacità. L’altare principale è dedicato a San Michele, mentre quello sul lato destro è consacrato alla Visitazione di Maria: realizzato probabilmente su disegno fantoniano, esso presenta un’ancona con nicchia che ospita la statua lignea della Madonna (XVI-XVII secolo).
 
Questa statua venne ripulita nel 1980 ed eliminando le incrostazioni superficiali, i restauratori scoprirono che essa era interamente dorata e argentata. A fianco della nicchia della Madonna vi sono le statue dei Santi Giuseppe e Gioacchino, mentre in alto sul timpano due angioletti.
 
Situata al centro della contrada Gafforelli al limite del territorio parrocchiale sorge la chiesa di Santa Maria: questo piccolo oratorio venne edificato in stile barocco nel 1842-1846 su progetto dell’Architetto Marenzi di Tagliuno. Intitolato al Nome Santissimo di Maria, sostituisce un edificio più antico che risaliva al 1714 e che venne demolito perché si presentava in condizioni rovinose, tanto da non poter essere utilizzato. La chiesa sorge a ridosso delle abitazioni, preceduta da un piccolo sagrato volto a sud.
 
La navata a pianta rettangolare termina in un abside semicircolare che ospita l’unico altare, con un dipinto settecentesco che raffigura la Madonna del Rosario con i Santi Domenico e Pietro. Alle pareti della navata sono appesi altri dipinti con cornici in stucco: San Luigi Gonzaga e San Gaetano da Thiene; Cacciata dei profanatori dal tempio (sopra la porta centrale): Crocifisso, Sant’Anna con Maria Bambina e San Giuseppe (presbiterio). Sulla volta tre medaglie con la Sacra Famiglia, Sant’Antonio Abate, la Natività della Madonna.
 
La chiesa di San Giuseppe è posta su un piccolo ripiano sopra la strada Villongo – Foresto, alla quale è collegata da una scalinata che conduce al sagrato. Edificata tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700, la chiesa presenta una pianta ottagonale con volta a crociera e sobria decorazione in stucco. Essa venne profondamente modificata nel corso del corrente secolo, quando si intervenne a più riprese per sistemare il tetto, la pavimentazione, la tinta esterna, le pareti interne.
 
Prima delle trasformazioni nel presbiterio vi era un altare addossato alla parete di fondo, con la tela di San Giuseppe con Sant’Antonio Abate come pala. Questo altare fu demolito nel 1970 per ampliare la zona del presbiterio e porvi un nuovo altare a forma di arca.
In vetta al vicino colle Conisio si scorge il Santuario di San Giovanni delle formiche: le nobili origini di questa piccola chiesa sono provate da antichi documenti che la ricordano funzionante insieme al vicino monastero dei Frati Serviti. Orientata secondo la tradizione cristiana, la chiesa presenta una semplice facciata che prospetta sul sagrato antistante. Priva di decorazioni degne di nota, essa è caratterizzata da un portale cinquecentesco in pietra di Sarnico, da una finestrella circolare e dal tetto a due spioventi che sporge sopra mensole sagomate.
All’interno si configura ad una sola navata a pianta rettangolare con tetto in legno; l’insieme è movimentato dalla cappella dell’Addolorata (parete sinistra) e dal presbiterio.
 
La cappella, coperta da volta a botte, sporge considerevolmente dal perimetro della chiesa ed è raccordata ad essa da un arco a tutto sesto. La prima opera rappresenta la Madonna con il Bambino e i Santi Carlo e Giovanni Battista, la superiore il Battesimo di Gesù. Addossato alla parete meridionale sta il banco dei parati in noce, con cariatidi.
 
La chiesa è decorata anche da altri dipinti, quali la tela firmata da Francesco Zucco e datata 1615 con San Carlo Borromeo; l’Addolorata, opera molto ritoccata; la tela ottocentesca della Madonna con Bambino; un affresco del XV secolo con il Crocifisso.
 
 
Storia
Posto in una verdeggiante conca prativa un tempo quasi interamente coltivata a frutteto, Foresto è oggi un centro industrie sviluppatosi per le molteplici attività tra le quali, rinomata, quella florivivaistica.
 
Vi si giunge da Credaro attraverso una agevole carreggiata che porta direttamente nel piazzale della chiesa parrocchiale; ai lati, tutt’intorno, si ammira un piacevolissimo paesaggio collinare con filari di viti e cascinali rustici, vere testimonianze architettoniche di una cultura "contadina" ormai quasi irrimediabilmente perduta.
 
Sotto l’aspetto storico-artistico merita sicuramente una segnalazione la Parrocchiale dedicata a S.Marco Evangelista, edificata nel 1682 a riforma di un preesistente edificio religioso.
 
L’esterno, quasi austero, sembra contraddire un interno ricco e pregevole, dove la consistente presenza di opere fantoniane la qualifica tra le più apprezzabili chiese della valle Calepio. Dello scultore Andrea Fantoni sono il pulpito, splendido capolavoro barocco d’intaglio; due confessionali, la tribuna dell’altare maggiore con belle sculture in marmo, tre paliotti d’altare in marmo con intarsi e medaglie; l’ancona del Rosario, la cassa dell’organo, oltre agli stalli del coro e al banco dei parati.
Del padre Grazioso Fantoni è invece l’ancona in legno policromo con colonne e statue. Un vero museo dell’attività artistica dei Fantoni di Rovetta.
 
Tra le tele si distinguono la settecentesca pala della "Madonna del Rosario" e quella dei "Santi Fermo e Rustico" (1707) di Agostino Litterini; sul presbiterio la "Predicazione" ed un "Martirio di S. Marco" di Bartolomeo Litterini.
 
Foresto diede i natali al leggendario esploratore Gennaro Sora, che nel 1928 comandò la spedizione polare incaricata del recupero della famosa "Tenda Rossa" dei naufraghi del dirigibile "Italia"; nella piazza principale del paese è stato eretto un monumento a ricordo di questo insigne personaggio; un piccolo museo è allestito invece all’interno del Municipio.
 
In vetta al vicino monte Cunisio si scorge il Santuario di S. Giovanni Battista, meglio noto con il nome di S. Giovanni delle formiche, per la credenza popolare secondo la quale ogni anno il 29 di Agosto, nell’anniversario della decapitazione di S. Giovanni, qui confluivano un gran numero di formiche alate, in realtà attratte dal suono a festa delle campane della chiesetta.
 
Già citato in fonti documentarie dell’830, l’edificio divenne dimora dei Padri Serviti e quindi proprietà del conte Marco Alessandri. La chiesa ed il complesso, danneggiato da "vandali" e defraudato agli inizi degli anni 70, è stato recentemente restaurato; durante i lavori sono emerse parte delle fondazioni della primitiva chiesetta e, sotto gli intonaci, qualche lacerto d’affresco di età rinascimentale. Il complesso monastico è stato ora adibito a luogo di ristorazione ed è stato completamente restaurato, evidenziando alcuni particolari dell’antica struttura.