Arte
|
Disteso alle pendici del colle di Montecchio tra il torrente Uria ed il fiume Oglio, sorge il comune di Credaro. Con i suoi castelli, le torri diroccate, le contrade e le piccole chiese romaniche, può essere considerato uno straordinario museo all’aperto della cultura medievale.
Sulla cima del colle di Montecchio sorge l’omonimo Castello, al quale si accede attraverso un viale alberato che si inerpica tra la fitta vegetazione. L’edificio originario venne trasformato in una sontuosa villa patrizia dall’architetto Pollak alla fine del ‘700. L’antica fortificazione già nel 1460 era stata convertita in monastero dei Padri Serviti. L’elegante chiostro quattrocentesco fu riscoperto nel 1926 in occasione di alcuni lavori di sistemazione. La torre che sovrasta l’intera struttura è del 1862.
La chiesa Parrocchiale è intitolata a San Giorgio Martire e sorge sul luogo di un preesistente edificio religioso, abbattuto entro il 1737 per lasciare posto all’attuale costruzione. Terminata nel 1775, come indica l’iscrizione sopra il portale di ingresso, la chiesa fu consacrata solo nel 1864 dal vescovo Speranza. La facciata si eleva ad occidente, interrotta nel suo sviluppo verticale da un cornicione che individua due livelli: nell’ordine inferiore si apre un bel portale con cornice in pietra di Sarnico, sormontato da decorazioni e da un cartiglio con la data MDCCLXXV. Quattro lesene in muratura percorrono interamente la facciata, si soffermano sotto il cornicione per reggere semplici capitelli e proseguono poi nell’ordine superiore dove si concludono con capitelli corinzi in arenaria posti sotto il timpano triangolare. Una finestra centrale con vetrata istoriata illumina l’interno della chiesa ed è affiancata da due nicchie con le statue di San Giorgio e San Pantaleone. L’estrema parte orientale è costituita da coro a pianta semicircolare. Sulle pareti laterali della navata, lesene rettangolari con base in marmo sorreggono il cornicione praticabile e ospitano affreschi che raffigurano le tappe della Via Crucis.
|
|
La maggior parte degli affreschi, databili al 1901, sono da riferire ad un intervento decorativo di Giovanni Ferraboschi e Lorenzo Lajolo; tuttavia, nel 1969 Angelo Bonfanti rinnovava la decorazione generale introducendovi un po’ di ordine. La grande tela in controfacciata, che raffigura il Discorso alla Montagna, è opera di questo artista.
Il campanile, nella tipica pietra locale con elementi in granito di Baveno e in pietra di Sarnico, fu sopraelevato all’inizio del nostro secolo.
|
Seguendo la strada provinciale in direzione Calepio, sulla sinistra si può imboccare la via San Francesco; oltrepassata la contrada Cornale, si prosegue in aperta campagna fino a raggiungere la chiesa dedicata a San Fermo che sorge in posizione isolata fra i campi che circondano l’abitato di Credaro. Straordinaria testimonianza del passato, solo da pochi anni ha destato la curiosità di studiosi e autorità, che vi hanno avviato lavori di restauro e di indagine.
Il corpo rettangolare dell’edificio è costruito con borlanti e conci di pietra tagliata in modo irregolare; ha una semplice copertura a capanna e termina con un abside semiesagonale.
Tutte le aperture esistenti sono il frutto di rifacimenti databili al 1500 circa; allo stesso periodo sono riferibili i due portici ricavati in facciata a lato del campanile. La sobrietà e la semplicità del complesso inducono gli studiosi a considerarlo come un esempio dell’architettura romanica povera degli ordini monastici: è quindi probabile che San Fermo fosse centro devozionale e cimiteriale della prima comunità credarese e servisse anche la Curtis di Castel Trebecco.
Straordinario è il campanile che si erge con fusto quadrato e privo di lesene fino ad un’altezza di 15 metri; nel tratto terminale è caratterizzato da un triplice ordine di bifore contornate da una risega e bipartite da colonnine con capitelli a gruccia. Alla base del campanile, impostato esternamente al centro della parete ovest, è visibile un’antica apertura che permetteva l’accesso frontalmente all’abside; probabilmente essa venne murata quando si ricavarono la finestra e la porta protette dai portichetti.
L’interno è semplice, mentre di grande interesse è invece la zona absidale, in cui i lavori eseguiti in questi anni hanno fatto affiorare i resti di una struttura multiabsidale.
Proseguendo sulla stessa strada si trova la frazione di Castel Trebecco, che sorge su un promontorio affacciato a picco sul fiume Oglio. Essa si presenta come una rocca a pianta triangolare, con mura cinquecentesche e planimetria assai movimentata. Vi si accede attraverso un portale con arco a sesto acuto, che immette in un mondo d’altri tempi. La frazione, la cui esistenza è documentata dal 1032, appartenne alla famiglia degli Alberico, poi chiamati conti di Calepio, sino al 1811.
|
|
Ritornando sulla strada per Calepio, dopo aver oltrepassato il ponte sul torrente Uria, sulla sinistra si incontra una stretta via che conduce alla chiesa di San Giorgio Martire: parrocchiale sino al XV secolo, essa serviva anche l’adiacente monastero abitato dalle suore Servite sino al 1557. Di questa struttura si hanno notizie dal XIII secolo e le testimonianze residue, osservabili in loco, confermano tale datazione. In particolare l’arca sepolcrale addossata sul lato nord e datata 1303, convalida la preesistenza della struttura. A pianta rettangolare e abside semicircolare posto a oriente, ha una lunghezza di 14 metri e una larghezza media di 6 metri. La facciata a capanna presenta un portale con cornice in pietra, realizzato probabilmente nel 1452, come indica l’iscrizione sull’architrave; l’ingresso è sormontato da un piccolo rosone con profilo in cotto. La muratura è in conci regolari di pietra locale e la copertura è in legno e coppi, con armatura a vista. Il campanile, a pianta quadrata, è costruito in aderenza alla chiesa sul lato sud; alto 14 metri, ha la parte terminale rifatta nel nostro secolo, dato che un fulmine l’aveva fatta crollare. Termina con cornice di gronda e copertura in coppi. All’interno la chiesa si presenta ad aula unica, ripartita in tre campate con abside a calotta emisferica; sulle pareti sono ancora leggibili alcuni affreschi antichi, in particolare: Trinità e Santa Lucia (seconda campata a sinistra), Madonna con Bambino (terzo pilastro a sinistra), Santo monaco e Annunciazione (terza campata).
Sul fronte presbiterale: Annunciazione, un Padre Eterno in legno e San Giorgio che colpisce il drago, opera attribuita a Lorenzo Lotto. Sul lato ovest del campanile un San Girolamo penitente, datato 1574 e una Madonna con Bambino. Nell’abside pochi resti di affreschi più antichi: in alto Cristo Pantocratore con i Simboli evangelici, in basso alcune figure di Santi.
Infine figure di Santi anche nella terza campata a destra, San Bartolomeo sul terzo pilastro a destra e, nella prima campata, San Giorgio, San Bernardino e una Madonna con devoti. La vasca battesimale poggia sopra una lapide del XIII secolo. In controfacciata compare un fregio con motivi a grottesca, sovrastato da un timpano dipinto con girali floreali: questo intervento è databile entro la prima metà del XVI secolo.
Sul lato settentrionale della chiesa, si innalza una cappella a pianta quadrata, foggiata a portico con arco maggiore in fronte e due archetti minori laterali appoggiati a colonne in arenaria.
Coperta da una volta a crociera, la cappella conserva al suo interno un importante ciclo di affreschi eseguiti da Lorenzo Lotto nel 1525, poco prima della sua partenza da Bergamo. Nella prima metà del secolo scorso la cappella venne chiusa e assimilata alla chiesa con funzione di sagrestia: solo recentemente è stata ripristinata e restaurata, con la creazione di barriere a proteggere gli affreschi.
|
|
Essi rappresentano la Natività (parete di fondo), opera notevole per la qualità e l’ambientazione, San Lorenzo e San Giorgio (pareti laterali), i Santi Caterina d’Alessandria e Bartolomeo, Girolamo e Antonio nelle semilunette e sulla volta la figura dell’Eterno. Gli affreschi hanno carattere votivo, sottolineato dall’umiltà della collocazione e dalla presenza di Santi che alludono a patronati protettivi.
La rappresentazione è semplice, conforme all’idea di devozione partecipata e umanizzata che anima le opere di Lorenzo Lotto.
|
|
Storia
|
A poca distanza dal Comune di Sarnico, disteso alle pendici del piccolo colle di Montecchio tra il Torrente Uria ed il fiume Oglio, troviamo l’abitato di Credaro.
Il paese si snoda in prevalenza a ridosso della strada provinciale della valle Calepio e non a torto è ritenuto uno dei centri dove sono più rilevanti le testimonianze architettoniche medievali.
In vetta al colle di Montecchio, in prossimità del nucleo abitato sorge l’omonimo castello; l’edificio, oggi ubicato all’interno di un’area residenziale privata, fu trasformato alla fine del XVIII secolo dall’architetto austriaco Pollak, il quale, da preesistenti costruzioni civili e religiose, ricavò una sontuosa villa patrizia. Sono ancora visibili le poderose mura di sostegno di un’antica fortificazione che qui dominava sulla valle Calepio e sull’Oglio, trasformata poi nel 1460 in monastero dei Padri Serviti (ordine poi soppresso nel 1767).
L’elegante chiostro quattrocentesco del monastero fu rinvenuto solo nel 1926 durante alcuni lavori di restauro dell’edificio. La torre che attualmente sovrasta il castello fu edificata nel 1862.
|
|
Da Castel Montecchio si attraversa il paese fino a prendere a sinistra la Via S.Francesco, dove si incontra un interessante palazzo cinquecentesco, la settecentesca Parrocchiale e, più oltre, l’antica Contrada Cornale, con interessanti edifici rustici di epoca tre-quattrocentesca recentemente restaurati. Poco oltre, solitaria ed isolata nella verdeggiante campagna, si incontra la chiesetta di S.Fermo; il piccolo edificio religioso dalla caratteristica struttura romanica risale al XII secolo, pur evidenziando profondi rimaneggiamenti compiuti nei secoli XV e XVI.
La facciata della chiesa presenta al centro, in posizione inconsueta, l’originario campanile con tre ordini di bifore ai quattro lati, considerato a ragione un piccolo gioiello dell’architettura romanica minore; incastonato in una delle bifore del campanile, è visibile un frammentario fregio in pietra di età alto-medievale.
|
|
Più avanti ancora (prima viuzza sulla destra), su uno sperone roccioso a picco sull’Oglio sorge l’antico castello di Trebecco, di cui si ha menzione documentaria già nel 1032. Si accede all’interno attraverso un bel portale a sesto acuto sovrastato da una torre in pietre squadrate.
Trebecco è oggi una suggestiva e piacevolissima contrada di vecchie abitazioni costruite all’interno della triangolare struttura difensiva; presenta angoli con cortili comunicanti e strette vie che conservano i consueti caratteri del borgo medievale.
|
La chiesa Parrocchiale dedicata a S. Giorgio, poc’anzi menzionata, fu edificata nel XVIII secolo a riforma di un preesistente edificio religioso cinquecentesco. L’interno conserva alcune tele settecentesche ed una statua lignea policroma raffigurante S. Rocco (sec. XVI).
Seguendo la strada provinciale con direzione Castelli Calepio, subito dopo aver attraversato il torrente Uria una stretta strada sulla sinistra conduce in breve alla chiesetta di S. Giorgio, prima parrocchiale di Credaro.
Il piccolo edificio religioso, costruito nel X-XI secolo, conserva alcuni importanti affreschi, posti accanto all’abside sulla sinistra ed in controfacciata, coevi all’originaria struttura romanica. Le molteplici trasformazioni strutturali e decorative apportate nei secoli successivi hanno solo parzialmente alterato lo stile originario, ancora distinguibile in tutta l’area absidale. La chiesa è inglobata in una più ampia struttura rustica, che un tempo fungeva quale monastero delle Suore Servite.
|
|
All’interno, sulla destra, è in evidenza una vasca battesimale in pietra con iscrizioni del XIII secolo; nell’abside e nel presbiterio sono stati recentemente recuperati alcuni pregevolissimi affreschi, tra i quali una "Annunciazione" (sec. XI); sopra l’arcata dell’altare un piccolo affresco di Lorenzo Lotto raffigurante "S. Giorgio a cavallo che uccide il drago".
Sul lato sinistro si apre una cappelletta interamente adorna di affreschi firmati da Lorenzo Lotto nel 1525; un ciclo pittorico, questo, di grande rilievo artistico. Rappresenta una grande "Natività con i Santi Rocco e Sebastiano", una raffigurazione del "Padre Eterno" ed altre figure di Santi.
|
Esternamente, sulla parete a nord nel punto corrispondente all’abside e ad esso sovrapposta, vi è una tomba medievale ad arco in marmo bianco di Zandobbio.
La chiesa è stata recentemente sottoposta ad un intelligente intervento di restauro conservativo, durante il quale sono emersi, sotto gli strati di intonaco, diversi affreschi di epoca quattro-cinquecentesca.
E’ stato così salvaguardato uno dei più importanti tesori d’arte dell’intera valle Calepio.o, costruito nel X-XI secolo, conserva alcuni importanti affreschi, posti accanto all’abside sulla sinistra ed in controfacciata, coevi all’originaria struttura romanica. Le molteplici trasformazioni strutturali e decorative apportate nei secoli successivi hanno solo parzialmente alterato lo stile originario, ancora distinguibile in tutta l’area absidale. La chiesa è inglobata in una più ampia struttura rustica, che un tempo fungeva quale monastero delle Suore Servite.
|
|