Arte
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Giungendo in paese attraverso il ponte sul Guerna, si riprende la strada che conduce al paese di Adrara San Martino. Nella piazza principale sorge la chiesa Parrocchiale di San Martino vescovo, che con la sua maestosità fa da cornice ad antichi edifici con portali e stemmi nobiliari. Nel corso del XV secolo, la comunità di Adrara San Martino scelse di impiegare il consistente lascito di un Cardinale nativo del luogo per edificare una chiesa parrocchiale che presentasse una certa magnificenza nelle forme e nei materiali: sorse quindi un edificio in stile gotico lombardo, con tre absidi a oriente, quattro archi trasversali e soffitto a travi e tavelloni. Per rispondere alle nuove esigenze della parrocchia, dal 1701 al 1787 la struttura divenne oggetto di profonde modifiche che portarono all’ampliamento della zona presbiteriale e al prolungamento dell’aula, trasformata in stile neo-rinascimentale con colonne tuscaniche in pietra e volte a botte e a vela.
Oggi, a testimoniare le sue origini quattrocentesche, restano i muri perimetrali, la torre campanaria, il piccolo abside laterale in pietra sagomata e alcuni frammenti inglobati nella facciata. Un’apertura alla base del campanile conserva il motivo medievale dell’architrave a massello triangolare e reca incisa la data 1423, che si riferisce all’anno in cui si conclusero i lavori alla chiesa.
La facciata si erge ad ovest, suddivisa da un ampio cornicione in due ordini: quello inferiore è scandito da otto lesene con base in pietra e capitelli, mentre quello superiore è ritmato da quattro lesene e si conclude in un timpano triangolare.
Al centro della facciata si aprono un bel portale con piedritti e architrave in arenaria sagomata e una finestra che dà luce all’interno. La navata è scandita in sette campate di diverse dimensioni e termina ad oriente con un presbiterio a pianta rettangolare, coperto da una volta a botte con decorazioni dipinte. La prima campata a sinistra è occupata dal Fonte Battesimale, con vasca di marmo nero a pianta ottagonale e tempietto di legno scolpito, databile al ‘600. Le altre campate sono invece caratterizzate da cappelle con altari in stile neoclassico, realizzati in prevalenza nel corso dell’800; ogni altare è abbellito da dipinti di ottimi artisti del XIX secolo: di Giacomo Trécourt è la pala centinata dell’Immacolata (1847) e un Miracolo di San Martino nell’ancona centrale (1854); di Giovanni Carnovali detto il Piccio la Madonna del Rosario (1849) e di Francesco Coghetti il Martirio dei Santi Fermo e Rustico (1868). La pala del Crocifisso è di Giuseppe Carsana, i Misteri del Rosario di Giuseppe Cornelli, la Sacra Famiglia sul lato del presbiterio di Giuseppe Riva (1896) e la Madonna di Pompei di Abramo Spinelli (1905). Fra le altre tele appese alle pareti della chiesa si vogliono ricordare l’Immacolata del bresciano Angelo Paglia (1730), la Morte di San Martino dello stesso autore e una Madonna del Rosario di Ignoto.
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Sul sagrato della parrocchiale sorge la chiesa del Sacro Cuore, nata come cappella mortuaria all’interno dell’antico cimitero: agli inizi del ‘700 venne trasformata in chiesa per ospitare le funzioni di suffragio fatte celebrare dai membri della Congregazione dei disciplini della Morte. Durante la Prima Guerra Mondiale fu intitolata al Sacro Cuore di Gesù per il bisogno di fare qualche opera di devozione per i soldati. La sua facciata a capanna rivolta a monte è scandita in settori verticali da lesene in pietra a vista con capitelli in cotto che sorreggono il cornicione.
Nella parte superiore gli spioventi del tetto delimitano un timpano triangolare che reca un affresco raffigurante due file di Confratelli in adorazione del SS. Sacramento. Al centro dell’ordine inferiore si apre il portale di accesso con contorno in arenaria, che immette in un basso ambiente rettangolare coperto a volto. Segue poi la chiesa a pianta ottagonale, coperta da tazza a otto spicchi e illuminata da due finestre contrapposte. Nei quattro lati minori stanno nicchie con statue. Il presbiterio a pianta rettangolare e volta a botte ospita l’altare maggiore in marmi policromi, con medaglia al paliotto raffigurante San Francesco che riceve le stimmate. Molte decorazioni sono databili al nostro secolo.
Oltrepassato il centro abitato, sulla destra si intraprende la strada che conduce a Collepiano, frazione formata da cascine e costruzioni rustiche immerse nel verde della collina. In questo borgo privo di un vero e proprio centro, si erge fiera e dominante la chiesa di San Carlo, costruita agli inizi del XVII secolo ed eretta parrocchiale nel 1947: l’edificio si configura come un’aula unica rettangolare con presbiterio, coro semicircolare e volta a botte impostata sopra il cornicione.
Sulla strada comunale che attraversa la frazione di Mascherpinga, troviamo la chiesetta di San Giuseppe, edificata tra il 1626 e il 1673. La semplice facciata a capanna è rivolta a monte, delimitata sui lati da lesene che sorreggono la trabeazione conclusiva e caratterizzata da poche aperture. Due finestre affiancano il portale d’ingresso, mentre nella parte superiore una finestra semicircolare lascia penetrare la luce all’interno. Nella seconda campata sono state ricavate due nicchie che ospitano le statue della Vergine e di San Giuseppe. Segue il presbiterio rettangolare, riccamente ornato di stucchi barocchi che compaiono anche sull’arco trionfale e sulla parete di fondo. Al centro della volta sopra il presbiterio campeggia la figura del Padre Eterno.
L’altare principale in marmi neri ad intarsi policromi è addossato alla parete di fondo: nel paliotto una medaglia ovale in marmo rappresenta la Madonna Assunta. Sopra l’altare è collocata la tela con la Vergine e San Giuseppe, inserita in una bella cornice e affiancata da finestre con vetrate. La decorazione della chiesa comprende anche altri dipinti databili al ‘600 e al ‘700, tra i quali ricordiamo il Transito di San Giuseppe sopra la porta d’ingresso.
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In frazione Squadra sorge la chiesa di San Rocco, eretta sul dosso del colle che domina il paese di Adrara San Martino. In origine era una cappella intitolata alla Vergine Maria, ma nel 1855 gli abitanti del luogo decisero di ingrandirla e di trasformarla. I lavori furono avviati nel 1874, ma procedettero a rilento negli anni, tanto che solo nel 1908 fu possibile collocarvi la statua del Santo Protettore.
Oggi la chiesa presenta una semplice facciata scandita da tre lesene con base in pietra che sostengono un coronamento curvilineo; al centro si apre il portale di ingresso, sul contorno del quale sono incise le date 1855 e 1919. All’interno la navata unica con pavimento in cotto si congiunge al presbiterio con altare in marmo.
Tornati nella piazza principale, si prende la via per Adrara San Rocco: poco prima di raggiungere l’abitato, si ammira sulla destra il Santuario della Madonna del Monte Oliveto.
Fin dai tempi più antichi, gli abitanti di Valpezze dedicarono a Maria Vergine una piccola edicola, costruendola sopra un dosso affacciato sulla valle del Guerna. Nel 1600 l’edicola venne eliminata per lasciare il posto a una chiesa che nel corso degli anni seguenti venne dotata di campanile, sagrato e casa per il cappellano.
La chiesa, orientata secondo la tradizione, presenta un’alta facciata delimitata sui lati da lesene e scandita in tre ordini da un cornicione in muratura e uno in pietra; essa si conclude con gronda a due spioventi. Nell’ordine inferiore sono state ricavate tre aperture con contorno in arenaria: due finestre e al centro un portale preceduto da colonne che reggono un architrave e un timpano spezzato.
Sempre nel primo livello tre nicchie ospitano le statue della Madonna, di San Martino e di San Rocco. Nell’ordine intermedio si sviluppa una trifora con arco nella luce centrale e architrave piano in quelle laterali. All’interno l’aula è scandita in tre campate da lesene in muratura che reggono il cornicione sul quale si imposta la volta a botte.
Nella terza campata si aprono due cappelle coperte a botte, dedicate ai Santi Rocco e Sebastiano (a sinistra) e Carlo, Giuseppe e Bernardino (a destra). La navata è raccordata ad un presbiterio con altare maggiore, che termina con coro semicircolare arredato con stalli di legno intarsiato. Le pareti sono ornate da dipinti di varie epoche, tra i quali si vogliono ricordare quelli posti agli altari laterali: Santi Tommaso, Giuseppe e Carlo di Giacomo Dolfino (1636) e Santi Rocco, Alessandro e Sebastiano di Sebastiano Cima (1636).
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Storia
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Oltrepassata la chiesetta di S.Alessandro in Canzanica ed attraversato il piccolo ponte sul Guerna si riprende la strada principale, che a destra conduce al centro di Adrara S. Martino.
Già sede di insediamenti preistorici e romani, come testimoniati da alcuni ritrovamenti del secolo scorso, il paese ebbe un ruolo fondamentale nel periodo medievale ed il castello, del quale si scorgono solo alcuni avanzi di fondamenta sul colle Ducone, ne è una residua testimonianza.
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Nella piazza del paese, che conserva ancora in parte una antica conformazione e lungo la principale via Longo, si possono ammirare antichi edifici dalle grosse pietre bianche squadrate e portali con stemmi nobiliari, ai quali sembra far da cornice la maestosa Parrocchiale dedicata a S. Martino.
La struttura della chiesa risale al ‘400, anche se la tradizione vuole che nello stesso luogo in epoca carolingia fosse già edificata una chiesa costruita sui ruderi di un tempietto romano dedicato alla Dea Diana.
Nel XVIII secolo l’edificio subì sostanziali trasformazioni, con in primo piano l’approfondimento del vano presbiteriale ed il prolungamento dell’aula. La facciata è impreziosita dalla presenza di reperti medievali incastonati e dal bel portale in pietra arenaria riccamente scolpita. Di fronte vi è un’edicola settecentesca nella quale sono inserite alcune lapidi del 1330 e 1338.
All’interno della chiesa si distinguono alcuni ottimi dipinti del XVIII secolo, tra i quali una "Immacolata" ed una "Morte di S. Martino", entrambi di Angelo Paglia (1730), oltre ad alcune tele ottocentesche come una "Madonna del Rosario" di Giovanni Carnovali detto il Piccio (1847), un "Martirio dei Santi Fermo e Rustico" di Francesco Coghetti (1868) ed una pala d’altare della "Immacolata" di Giacomo Trécourt (1847) nell’altare omonimo.
Il massiccio Campanile, in pietra albina locale con finestre ogivali all’altezza della cella campanaria è quattrocentesco.
Il Centro di Adrara S. Martino conserva tuttora un numero rilevante di costruzioni pregevoli per architettura e stile, che si rifanno a vari periodi, dal medievale al neoclassico. Merita inoltre particolare attenzione l’architettura rurale, dalle stalle sparse fra gli innumerevoli e stupendi prati, alle più antiche contrade; un patrimonio artistico e culturale, questo, che se pur classificabile come "minore" deve essere adeguatamente salvaguardato e valorizzato.
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Dalla piazza si prende la via principale per Adrara S. Rocco e, poco prima di raggiungere l’abitato, su di un’altura a mezza collina a destra della carreggiata si scorge solitario il Santuario del Monte Oliveto. L’edificio fu costruito nel 1630 in luogo di un’edicola dedicata alla Madonna.
All’interno, alcuni dipinti del Sei-Settecento, con la pala centrale dell’ "Assunta" di Francesco Zucco.
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